Sono un pagliaccio. Mi prometto molte volte di tornare a scrivere, buttar giù qualche riga, poi mi dimentico, i pensieri fuggono via e ogni cosa rimane bianca e mi giustifico con me stessa dicendomi che non erano allora così importanti. Vivo così, quasi inconsapevole di quello che succede, tra la volontà fermissima di voler marchiare a fuoco le cose, fissarle da qualche parte, e l'indifferenza più sfacciata.
Perché nonostante io abiti in un corpo che da quasi tre anni abbia deciso di non funzionare più a dovere, ho capito che ci sono delle cose, dei piccoli miracoli, che valgono l'impegno e meritano del tempo per essere contemplati e rivisti nella mente. Ha importanza pensare di avere una famiglia bellissima, un ragazzo stupendo e pochi, ma giustissimi, amici. Di avere i libri. Di avere delle banali passioni che però sono vivificanti.
Oggi ho rivisto il sangue dopo mesi e ho provato dolore. Il primo, vero sangue spontaneo e vivo, dopo mesi che me lo sono fatto tirare via per le analisi e per i controlli. Come una stupida, seduta sul cesso, ho pianto. Il mio corpo lentissimo e imperfetto è stato di nuovo forte e normale (è una cronaca tristissima e nient'affatto appassionante, me ne rendo conto). Adesso, per un po', voglio dimenticarmi di lui.
domenica 9 febbraio 2014
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