giovedì 21 luglio 2011

Quarantacinque

Oggi si respira. Il tendone è mosso da un vento fresco e rigenerante, ieri notte ho addiruttura dormito con il lenzuolo sulle gambe ed avevo quasi scordato quella sensazione di protezione quasi invernale che ti regala qualsiasi cosa ti copra, come una giacca, un paio di occhiali. Io, senza gli occhiali, mi sento come in uno stato di nudità incredibile, è come se mi mancasse l'essenziale, come se andassi in giro senza scarpe.
I miei capelli ti restano infilati nella barba - che prima di andare a lavoro hai tagliato (non tutta) -, mentre appoggi la testa sulla mia spalla e mi sento pizzicare il collo. E' inutile tentare di spiegare, arrivo a un certo punto e le parole mi abbandonano, quando si tratta di te, restano chiuse, sigillate, pure. Bianche come la tua pelle dove in alcuni punti si intravedono le vene, punti che mi piace baciare. Come quella sera in spiaggia con le lacrime a grappoli dagli occhi, ci troveremo davanti ai nostri muri dei pianti prima o poi, l'ho pensato ed è successo. Asciugarti, con la mano, con le cose che trovavo davanti e poi la pace nel cuore. La stessa di questi giorni quieti e pieni di sole, in cui mi dici che sono la tua via, dritta, giusta, con i fiori ai lati ficcati nelle pietre, e mi stai seguendo come un cane fedele, un marinaio, un esploratore.

Non c'è nessuno che mi ha amato come questa notte. Muoio, ho fame, amore mio. Dice il governo che è passato ormai l'inferno, e ti ho sposato. Qui, fra i topi neri e i fiori, il cranio ti ho baciato.

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