L'ultima volta che avevo messo piede al pronto soccorso è stata troppo tempo fa, durante una pasquetta di cui l'unico particolare che ricordo è il tuo sangue sulla brecciolina e il tuo mento spaccato. Ti rompevi sempre qualcosa durante quei giorni di festa, io facevo fatica a crederti ma poi constatavo che era vero. Facevo fatica a crederti sempre, e alla fine le circostanze della vita, fino ad oggi, mi hanno suggerito che ho sempre fatto bene ad essere così diffidente. Ora ritorni e mi vuoi incontrare per parlare un po', particolare che mi fa capire quanto tu, in anni e anni di amicizia, di me abbia capito ben poco. A me non piace parlare.
Avevo quasi dimenticato i corridoi dai colori tenui e la maleducazione di certi infermieri sempre così arrabbiati (è davvero raro conoscerne di gentili e disponibili), ma ho dovuto resistere, soprattutto per te, che ti giravi e rigiravi cercando una posizione per attenuare il dolore. Attraverso la mano che mi stringevi sempre più forte nella mente ti imploravo di passarmene un po', chissenefrega se poi avrei sofferto anch'io. Non mi importa niente di niente.
Non mi importa del Natale e del Capodanno, dei ritardi e del sangue, dei ciondoli degli orecchini che si staccano e non si fano trovare, dei vestiti, della fatica, del mio lavoro che a volte sfiora lo sfruttamento, a pericolo che un giorno io mi giri e dica cazzo, vedetevela voi. E' un periodo per così dire nero, e nei periodi neri sono riuscita sempre a cavarmela, non mi fa più paura il senso del tunnel buio e stretto esattamente da quando stiamo assieme, che sono diventata una specie di guerriera incosciente. Ahah.
martedì 6 dicembre 2011
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