sabato 11 febbraio 2012

Sessantotto

Mi piace il sabato mattina, alzarmi presto, portare Martina a scuola, beccare in radio Watching the wheels di Lennon mentre c'è il sole, finalmente. La settimana scorsa ha piovuto ogni giorno, e in qualsiasi momento t'affacciassi alla finestra, ti accorgevi che non smetteva mai.
Giovedì sera è stata la volta della mia seconda esperienza morettiana, a teatro, con te tutto elegante, in giacchetta, bellissimo, che con quei tuoi occhi ti guardavi intorno con stupore puro. Mi accorgo spesso di quanto tu sia molto più facile, molto più semplice di me, e di te invidio la capacità di farti andare bene ogni situazione, di provare gioia per le esperienze inedite, senza spavento, ma con slancio, curiosità. Io sono sempre più pigra e complessa, rendo tutto più difficile pensando, pensando, rovinando, anche, quello che mi succede.
Ieri mamma mi ha confessato di ricordare qualcosa delle nostre giornate a mare, a Lido bianco, quando tuo fratello, esilissimo e con le orecchie un po' a sventola, uscendo dall'acqua tremava a non finire, sbatteva i denti. Noi due eravamo forse troppo piccoli per ricordare quei tempi senza affanni, pieni di sole, con la pelle ricoperta dal sale del mare, a catturare granchi. Probabilmente non ci parlavamo, non eravamo amici, e se oggi ci penso un po' mi dispiace. Quando poi ieri te l'ho raccontato, dell'aneddoto di mia madre, mi hai detto che è tutto così imprevedibile, la vita fa quello che vuole di noi, ci fa sfiorare con indifferenza e dopo anni ci riconduce verso vie comuni, ci trova persino un posto dove poter fare l'amore.
Dopo le tue parole, ho trovato rifugio incastrando il mio viso vicino il tuo orecchio, annusando piano.

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