venerdì 27 aprile 2012

Settantaquattro

Accordami i polsi che è da un po' che non scrivo più. Questi ultimi giorni sono trascorsi nel trambusto e nel via vai tra case, viali, stazioni, parcheggi, e la cosa bella è che oggi ritorno alla normalità arricchita di una sensazione che da due anni cercavo, cercavo scavando chissà dove e invece era palesemente davanti a me, ed era la consapevolezza di una certa mancanza e l'occasione di riempirla. Mi manca una persona, una in particolare tra tutte quelle che sono andate via, in maniera spesso molto dolorosa. Mi manca perché mi piacerebbe rivederla in un giorno qualunque, anche di sfuggita, vicino al mare cristallino. Ma sono desideri fini a se stessi, anzi, più che desideri sono bisogni, perché la persona di cui parlo era una delle poche che mi viveva senza giudicarmi, e ridendo di me, delle mie stranezze, con comprensione e tenerezza. Ha un nome che ricorda il vento.
Poco fa ho ripreso tra le mani Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che è in assoluto il libro che più mi ricorda te, te e me, il nostro incontro e la nostra storia, della musica che ci ha attraversato la pelle in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, mi ricorda la tua chitarra quando studi e impari le canzoni che amo per poi suonarmele seduto sulle lenzuola sempre disfatte. Oggi è un così bel giorno, c'è un sole indolente, ed esattamente un anno fa, per lo stesso strano caldo, indossavi solo un cardigan grigio e una maglietta bianca anche se era sera, fuori da quel cinema minuscolo. Il ventisette aprile si festeggiano le tue mani e la barba che non fai definitivamente da un anno, la tua grafia in ogni cosa che mi hai scritto, il mio profumo dietro le orecchie, i libri e i dischi che ci siamo regalati, si celebra la vita con tutti i fiori che mi hai infilato in tasca quando ero distratta.

Nessun commento:

Posta un commento