Quanto tempo è passato.
Ultimamente sento il bisogno di scrivere sempre a qualcuno, ad un destinatario che possa leggere i miei pensieri scomposti, che possa commentarli, oppure accoglierli in silenzio. Tutto quello che mi viene da dire in questo momento riguarda ieri e quella festa alla quale mi sono sentita un pesce fuor d'acqua, che mi ha fatto piangere chiusa nel bagno di una rimessa, con il mascara ad offuscarmi gli occhi e tu che non ti sei accorto di niente perché era abbastanza buio, ma non così tanto da non poterti venire incontro e capire quanto tu possieda tutto quello che a me manca, l'allegria, la socievolezza, le parole da dire, siamo un incastro perfetto, riempi i miei vuoti con precisione e accuratezza, e questo mi consola, mi abbraccia come una coperta in un momento di freddo (a proposito, quando torni, inverno? quando torni, pioggia torrenziale?); riguarda il modo in cui mi hai aiutata ad infilare la maschera a mare affiché potessi vedere il fondale e tutto quello che vi abita, e i pesci allegri che nuotavano tra le tue gambe che sembrano alberi, alberi bellissimi; riguarda giugno che oggi va via nel segno del sangue e delle cicale che cantano, dei biglietti per Bruxelles pronti per agosto, per la radio che mamma accende in cucina mentre lava i piatti, e la sua voce che non sa le parole delle canzoni mi riempie di una tenerezza infantile e morbida come la sua pelle profumata del profumo che le abbiamo regalato il giorno del venticinquesimo con papà, quando ha appeso il suo abito color sabbia come se fosse proprio il giorno del suo matrimonio e lì ci fosse il vestito da sposa che ora è a casa di mia nonna, sopra ad un armadio; mia nonna e i suoi sorrisi che non conoscono arrendevolezza, come le sue mani, come le sue gambe, ed io ogni volta che la vedo mi rendo conto di quanto la amo, perché è la mia migliore amica, semplicemente.
Luglio, cerca di essere indulgente, solo questo.
sabato 30 giugno 2012
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