Ottantaquattro o meglio uno perché oggi ho deciso che si ricomincia, per me e per nessun altro, perché da ottobre si sono accumulate cose che hanno bisogno di essere spalmate su più spazi oltre che nella mia testa. Ho un peso sul petto che assomiglia molto ad una indefinita emozione che alla solita ansia, perché questa cosa di scrivere è da anni che la faccio e ora mi sembra che sia stato un vero peccato, un peccato mortale, lasciarla perdere per molti mesi.
Oggi è luglio, il tipico mese che mi è sempre parso infinito, straziante, pieno e vuoto allo stesso tempo. Ma la mattinata è stata bella, forse perché cominciata presto su in bici per andare da nonna a studiare - casa di mia nonna, a due passi dal mare, è probabilmente uno dei più importanti e bei posti che la mia vita conosca, a cui il mio cuore tenga; non è popolata da rumori, ma solo dalle voci delle persone che scendono giù in spiaggia, per lo più bambini con le proprie sacche e i giochi da mare.
Oggi è luglio e da due giorni è finita la meravigliosa esperienza di ogni estate, quella del Festival del Libro Possibile. Ho legato con tante persone, ma ce n'è una in particolare con cui ho avuto il piacere di parlare molto e di riscoprire la pura bellezza di conoscersi poco a poco. Una persona che ho guardato molto e con cui ho camminato parecchio, e riso tanto. Stamattina, mentre ero in bici, mi sono accorta che non ricordavo più il tono della sua voce. Mentre scendevo per via Oberdan, mentre il vento fresco delle otto si infiltrava nella maglia larga magenta, cercavo di ricordare come se, invece di due giorni, fossero passati anni. E' stato triste, sono ancora triste, aspetto che un'immagine o un ricordo improvviso mi accenda la mente e mi aiuti, perché è come se sentissi di aver perso qualcosa di molto prezioso, che inizia a mancarmi.
lunedì 15 luglio 2013
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