lunedì 7 febbraio 2011

Dieci

Dalla finestra della mia camera stamattina ho visto come dei fantasmini bianchi che correvano e non si stancavano mai, e sentito delle voci squillanti, erano i bambini della scuola elementare nella loro ora d'aria, il bianco era quello dei grembiuli, con un fiocco sotto il colletto di colore diverso per ogni anno, io conservo ancora i miei, qualche volta li annuso. Passano i giorni lentamente come quando sta per arrivare una catastrofe e non te ne rendi conto, la tempesta è vicina e intanto ci si culla nel sole incredibilmente caldo di febbraio - tutti dicono che è il mese in cui fa più freddo, a me sembra primavera, questa qui, se non fosse per le ciliegie e le pesche che non si possono raccogliere e mangiare, e lavare, e mettere in tavola -, nelle ombre degli alberi che in questo periodo dell'anno non danno di niente. La tristezza sta passando, si sta posando sul fondo. Stanno passando le parole, una dietro l'altra, chiare, del libro meraviglioso che sto leggendo a Martina, Il barone rampante (un libro primaverile, pieno di colori), quante volte avrò girato quelle pagine, famelica, quante, non me lo ricordo.
Un mese non ci può eliminare ma non evita questa improvvisa voglia di cadere, ed il tuo viso che non mi dà particolari per capire è un gigantesco cumulo di cera. Penso che certe canzoni non dovrebbero esistere, perchè sono troppo, esageratamente, esatte - tutto è perfetto, la voce, i versi, il suono, l'idea, siamo vestiti a puntino io e te, dentro.

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