domenica 26 giugno 2011
Quarantatrè
L'ansia attanaglia ogni cosa, e fa restare il pianto nella gola, nemmeno una lacrima va fuori, come una punizione, un complotto del mio corpo contro di me. E' solo acqua, alla fine, acqua e dolore. Non riesco a scrivere niente, penso, elaboro frasi che poi non segno da nessuna parte, le lascio andare nel posto delle frasi dimenticate da me che sono a migliaia, quelle che avrei voluto dire e non ho detto, quelle che avrei voluto scrivere e non ho scritto. Mi sento di roccia e nuvola insieme, mi sento bianca, rossa, rosa, color corallo e tra un po' il mare mi travolgerà se non sono attenta, se mi tolgo la corazza. Io resisto ostinata con le radici nella sabbia, la stessa che insieme non abbiamo mai toccato. A me piacciono gli scogli, la pietra dura levigata dalle onde, il sale che resta lì e rende tutto bianco e grigio, mi piacciono le carezze che fa il mare quando è sereno, avanti e indietro, avanti e indietro, fino a quando non diventa buio e nessuno vede più niente. Quando si torna ad essere con se stessi, quando crolliamo da soli dentro le stanze. E non c'è forza che tenga, non c'è rete, non c'è un nodo stretto abbastanza a collegarci, nè una corazza abbastanza dura a difendere il petto dai colpi del cuore, resta solo questo pianto incredibile che non sa uscire. E la voglia non di vederti ma di guardarti.
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