Diciassette ottobre* e poi dieci gennaio, più di tre mesi che qui non scrivo nulla anche se sono successe così tante cose, niente di estremamente memorabile sia chiaro, per quello mi sa che bisognerebbe aspettare un'altra vita, chessò io, però c'è una cosa da dire, che io ho continuato a scrivere, c'è la carta, e la penna, e ci sono le pagine da sfogliare che per me sono insostituibili e decisamente più belle, è più bello l'effetto che fanno le parole scritte non qui ovviamente, ma sul foglio perchè ci senti la pressione e ci vedi su gli errori e l'inchiostro quando ne esce troppo e ti macchia il dorso della mano. Stavo riflettendo poco fa cercando di dare un ordine razionale al turbine dei miei pensieri, e credo proprio che devo imparare a parlare, a mandare al diavolo la gente dal momento che diciannove anni non mi sono bastati ed è ora che mi dia una svegliata perchè c'è chi se lo merita, lascia perdere che siano o no amici, migliori amici, conoscenti, famigliari, chissenefrega, sono una persona sincera chiusa nel suo silenzio, e quanto vale una sincerità di questo tipo, a cosa giova? un aiuto, vorrei, che sia sufficiente, che apri uno spiraglio oltre questo buio, il buio che vivo di notte quando mi chiudo in soggorno a studiare perchè il silenzio dell'una, delle due è davvero splendido, pulito, dormo poco, cinque ore, che se mi stendo comunque non ci riesco e mi sembra tanto una perdita di tempo, sono territoriale come un gatto, no ti prego non toccare le cose che stanno sulla mia scrivania che potrei farti seriamente del male. Mia madre sostiene che ho un brutto carattere, me l'avesse detto una volta sola, macchè, come se non ne fossi già consapevole ma che ci devo fare, sarà per questo motivo che nessuno mi si avvicina e cresco (forse) nella quasi più totale solitudine che però è tanto bella, se riesci a viverla a dovere, e non mi importa, non mi interessa cambiare poi per gli altri, fosse per me è un conto, ma per gli altri, puà, chi me lo fa fare? che poi ti buttano giù e ti prendono a calci e a prese per il culo e non fanno un benchè minimo sforzo per capirti, a loro importa solo di non essere delusi e non si accorgono di quante delusioni seminano quando camminano e quando guardano male e quando non guardano affatto, e feriscono con le parole, lo diceva anche Oscar Wilde ed è probabilmente una frase che mai scorderò, diceva che le parole possono far più male di una sassata. C'aveva ragione, lui, hanno ragione le persone diverse, hanno tutti ragione, anche tu che ti sei allontanato per salvarti, sicuramente, come ha fatto lo stesso Bassotuba che se n'è lavato le mani, e il culo, della storia che avevamo che era per me bellissima, la più bella storia di non amore (o di amore incredibile) che io abbia mai avuto, che ci vuole così eh, niente ci vuole. Sparire, so sparire anche io, mi cancello dai socialnetwork che tanto dieci cento mille amici non mi cambiano la vita, poi scendo in strada e non ci so nemmeno fare un dialogo, e non ci salutiamo nemmeno non concludiamo niente. Peccato però, ti sentivo soltanto da lì, altro squallore. E ora per farti sapere che mi manchi e che oggi nel treno ascoltavo gli Smiths e ti ho pensato per circa tutto il viaggio di ritorno, come posso fare? il treno si fermava tra i campi dove si coltiva l'insalata che è verde come i tuoi occhi, eh, sembra una stronzata, assomiglia tanto a quella cosa lì di Benigni delle zucchine che quando la vidi mi emozionai, sembra una stronzata, sembra appunto. I tuoi occhi non li vedo più , canta Dente nella sua ultima canzone che è così strappamutande e romantica che è quasi stupenda, è la dolcezza che desideri e quella di cui hai bisogno, questo me lo dico io da promemoria.
Questo è uno stream of consciousness che nemmeno James Joyce. Sti gran cazzi, direbbe una persona che conosco io.
Valà, non lo rileggo nemmeno.
*riferito all'ultimo post del vecchio blog.
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