venerdì 21 gennaio 2011

Sei

C'è questo posto vicino casa mia, un centro sociale per anziani, che raggiungo quando ne ho bisogno e che trovo estremamente speciale, nel vero senso della parola, ci sono gli scalini alti e piante enormi e buio quanto basta, un posto perfetto per pensare. Accendo la sigaretta, guardo il cicas imponente davanti a me ficcato nel vaso largo, mi siedo, vedo i vecchietti entrare, uscire, li sento parlare in dialetto di cose che non capisco, sorrido perchè sono simpatici, ho sempre pensato che dai settant'anni in su ci siano le persone più belle. Ho in tasca le due penne a gel che ho comprato perchè la signora della cartolibreria non mi ha dato nemmeno una bustina, due penne, una rossa e una nera perchè con una penna blu non riuscirei a scrivere, già butto giù cagate, figuriamoci con la poca sensazione di sicurezza che mi ispira una penna blu cosa potrebbe venire fuori. Dovrei tornare a casa a studiare, dovrei parlare con te di quello che non va bene, dovrei fare tante cose che non ho il coraggio nè la forza di fare -mi manca il respiro, in questi giorni- invece vado in focacceria. Per dire. Ho visto mille volte in questo spazio solo mio un azzurro che fa piangere, come dicono i Baustelle in quella canzone che mi fa commuovere. L'indaco è un titolo bellissimo anche se intorno è tutto nero, qui, lì, sulle teste dai capelli cotonati delle nonnine che ridono e tengono strette sotto il braccio la borsa. Io non ce l'ho nemmeno, una borsa, o meglio ce l'avrei e non solo una ma non le porto mai con me, sono così poco pratica, mi stufa cercare. Ho le penne nella tasca, e l'accendino, e i soldi, e il cellulare che non mi serve a niente, innumerevoli scontrini e un pocket coffee, non voglio andarmene. Mi preparo a invecchiare qui, tanto la mia testa è già a metà strada, sono una saccente settantenne travestita da una quasi ventenne, sto solo aspettanto che il mio corpo raggiuga il tempo del mio cervello e poi via, magari nel frattempo imparerò a indossare pure una borsa e addirittura tenermela stretta, chissà, che dietro con me voglio portarmi anche i libri.

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