Vabbè, ho un blog, e capirai, è il terzo che apro e sarà il terzo che poi cancellerò dopo essermi resa conto che le cose saranno ancora una volta cambiate. Eppure non posso fare a meno di scrivere, sulle agende, sui fogli, sul bordo delle pagine da studiare, in questa pagina bianca, perchè succede esattamente questo: essendo una persona abbastanza timida e, a detta degli altri (che fortunatamente delle volte sanno essere perspicaci) anche piuttosto antisociale, c'è questa chiusura semi irreversibile che mi divora e non mi lascia contatti con altro se non con il mio tempo, quello intimamente mio, e con l'introspezione, e con i libri che sono il mio strumento per l'introspezione, per la scoperta, per vivere -anche se suona paradossale. Detesto le ripetizioni quando si scrive, ma talvolta sono inevitabili, eppure di parole ne abbiamo a disposizione a migliaia e ce ne sono alcune, poi, sempre migliori di altre, ma no, quella che serve è sempre l'unica. Mi perdo in discorsi che non hanno concretezza e svolazzano e sbattono contro le pareti verdi della mia camera, dove quando mi giro, in senso antiorario, vedo il testo di Baudelaire dei Baustelle scritto un pò storto su un foglio arancio che sta lì ad indicarmi e a ricordarmi sapientemente il modo per tendere all'infinito, e poi le cartoline di Keith Haring di Adriana che tu dici, verranno da chissà dove, invece sono state inviate dalla Sicilia e sembrano tutte simili tra loro e invece non lo sono affatto, la porta, gli incagati pupazzetti di mia sorella, tristissimi, orrendi, poi ci sono di nuovo io seduta tra le altre cose trascurabili, ciao.
Sono così intransigente, e affranta, da fare quasi pena, poco esatta, poco, poco e basta. E ostile almeno quanto Manuel Agnelli quando sui giovani ci scatarra su.
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Com'è bello ritrovarti!
RispondiEliminaUn abbraccio.