sabato 6 agosto 2011

Quarantasette

L'altra sera un temporale sembrava che dovesse portarsi tutto via. Forse è soltanto questo il bello dell'estate, il regalo del tempo che a volte esplode perchè sembra che non ce la faccia più neanche lui. Mentre piove puoi stare all'aperto, annusare l'aria che si rinfresca e che poi torna come prima, vedere le pozzanghere crearsi come in autunno. Sentire la malinconia appoggiarsi sulla pelle, e la lievità dell'acqua.
C'è la protagonosta di un libro di Grossman che si chiama Myriam e che viene descritta come esperta di strette al cuore. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa, le dice Yair, che ho sempre immaginato come un omino piccolo e fragile, nervoso e indiscreto. Forse ne so qualcosa anche io, presumo, almeno, da quello che mi succede. Dal modo in cui il cuore mi si rimpicciolisce quando ho paura e quando sono insicura e non dovrei esserlo perchè non ne ho motivo. Quando mi dai le spalle, quando guardi chissà cosa e io non ci arrivo, quando non arrivi tu. Quando il mare è calmo e bellissimo ma non ho nessuna voglia di toccarlo, quando per la musica troppo alta non senti le mie parole, poche, dette sempre a bassa voce.
Mi piace chi parla a bassa voce, chi fa quella fatica, chi non esagera, adoro le persone chiare, trasparenti, mi piace l'equilibrio che vorrei insegnarti, come in quella canzone dei Litfiba.

C'è una persona che ogni volta che la incontro mi viene voglia di tornare indietro per parlarle come un tempo, tra una lattina di pepsi e un caffè della macchinetta. Mi dà di passato, di anni buoni e dolci come frutti.

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