giovedì 14 aprile 2011

Ventinove

E' una cosa stranissima il fatto che ogni volta che ci incontriamo finiamo puntualmente per fare cose memorabili, come la lezione di storia contemporanea andata a monte per correre a un incontro di lotta comunista con quel professore che accendeva la sigaretta e poi la lasciava lì a bruciare sul posacenere, il fumo a coprire tutto, i volantini, quel ragazzo bellissimo, le vie della città con le automobili incazzate. E tu che sei sempre tu in questo posto in cui tutti cambiano a velocità che non conosco, gli occhiali sulla testa, le mani con le unghia cortissime, sai, sono parti in cui mi riconosco e rivedo il tempo in cui si rideva di ogni cosa. Abbiamo persino ripetuto un copione, tra la tua emozione che andava e veniva, su e giù nello stomaco, ai piani più alti della facoltà da dove ci siamo affacciati incoscienti. Alla meraviglia della solita vita maledetta che ti porterà a Rio de Janeiro. Ai nostri discorsi, brinderei.

Stamattina, mentre la guardavo nel suo maglione color prugna, pensavo a quanto sarebbe bello fotografare la preziosa e tacita gioia di mia nonna quando mi mostra le sue piante e i suoi fiori che nonostante le intemperie primaverili continuano a crescere e a sbocciare, da lei c'è il sole e il caffè, la frutta più buona presa dal mercato e un letto disfatto soltanto da un lato.

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