(Attenzione, perchè la parola capelli è scritta, quasi volontariamente, più volte).
C'è questo libro rosso ciliegia che non riesco a finire perchè ho poco tempo ma che non vedo l'ora di mettere vicino agli altri, sempre rossi, ovviamente. E' il racconto di una vita, di nomi che scordo in fretta perchè sono troppi. Fuori c'è acceso un lampione si e uno no, e poco fa mi meravigliavo di quanto i miei capelli siano cresciuti e di come nessuno lo sappia e se ne accorga. Da piccola li ho sempre portati corti, li tagliavo anche alle bambole che mi guardavano con quegli occhi inespressivi e atroci, bambole che ho buttato via perchè non mi sono mai piaciute, perchè non davano mai voce a niente che portavo dentro. Giocavo con le macchinine di mio fratello, disegnavo palazzi, balconi, piantine di case, ero innamorata di Marco che era innamorato di Angelica, e adesso ogni volta che la incrocio per strada mi torna in mente tutto, le prime ingiustizie, le prime fitte allo stomaco. Il silenzio che sarebbe diventato mio, quel peso. Imponente, mi ha fatto conoscere l'insicurezza, il sospetto.
Poi d'improvviso tutti gli anni per terra come i capelli dal barbiere, cantava De Gregori che oggi compie sessant'anni e non me lo ricordavo. Quando metto Pezzi in macchina decido di andare verso il mare che in questi giorni è calmo e non segue il vento, magari è anche caldo e il bagno si potrà fare, ma non mi importa. Certe cose basta guardarle per sentirle nella loro interezza, guardi una mela e ne conosci già il sapore, voglio dire questo. Immagini e automaticamente sai. Io so dei tuoi capelli. Era solo per ricordare l'ultimo verso dell'Infinito.
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