mercoledì 30 marzo 2011

Venticinque

Una cosa di una forza inaudita e impagabilmente preziosa è tornare nei posti dei ricordi; oggi sono stata a Vienna e nella vecchia casa di Francesca. Ho in mente, prima di tutto il resto, i colori della Kegelgasse che sembrava di essere in un film di Tim Burton, i palazzi illuminati di sera con le luci giallo arancioni, quella via lunghissima dove stava il ristorante che ogni sera ci serviva lo stesso menu. Le pareti della stanza d'albergo erano bianche, e le persiane di legno, all'apertura, ci davano solo gelo e neve - non credo di aver visto così tanta leggerezza in tutta la mia vita.
A casa di Francesca si ascoltavano i Queen e sua mamma che mi domandava che libro stessi leggendo in quel momento, le scale che conducevano all'ingresso erano alte e la ringhiera al loro lato traballava, adesso cado, adesso cado, mi dicevo, ma non è mai successo. Succede oggi che ho questo passo strano di piedi freddi in scarpe di tela, a fine marzo ho cominciato a lavorare in un posto dove si fanno feste per bambini (che mi chiamano "signora" e gesticolano con quelle manine appiccicose, sempre) e dove le mamme sono troppo esigenti, dove catturo sorrisi e occhi ovunque, cinque ore di occhi. Tra una pizza e una cocacola da riempire.
Aprile si apre con i Beatles, come ogni anno.

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