domenica 6 marzo 2011

Diciassette

Ripenso a quelle volte verso i tredici, quattordici anni, quando mio padre metteva allo stereo nella sala o nel lettore in macchina cassette e album dei Pink Floyd e io mi lamentavo e non sopportavo di dovermi sorbire quella musica che non mi diceva niente, era solo rumore, strano, che nemmeno rumore si può definire, e forse nemmeno suono, insomma, non volevo ascoltarli e gli dicevo, a mio padre Ma come fai a sentire cose così? Adesso, invece, a quasi vent'anni, guardiamo insieme il Live a Pompei con David Gilmour a torso nudo, le labbra di David Gilmour (ritengo fermamente che sia uno degli uomini più belli che abbia mai visto), i capelli lunghi di David Gilmour, e tutto il resto che è indescrivibile. Ci sediamo sul divano e mettiamo il dvd che subito parte, e ogni cosa diventa di un altro colore e non siamo sulla Terra. I piedi gli occhi le mani la musica le voci le orecchie il cuore sono tutti nell'aria a fluttuare.
Una volta ogni due o tre mesi, arriva il sabato e piove, ed è qualcosa di speciale. Il tempo e la mia volontà si uniscono e mi vengono incontro, finisco un libro, ne inizio un altro. Sono gli unici momenti della mia piccola esistenza in cui non vorrei mai un secondo per riprendere fiato, per pensare alla storia che ho lasciato e domandarmi come si rivelerà quella che ho appena aperto sulla mia vita e nella mia testa, perchè ci rifletto su durante il giorno, in treno, o quando alle tre di notte gli occhi non si chiudono. Per questo probabilmente amerò sempre la pioggia, seppur lieve e mossa dal vento, e i sabati che da lei sono bagnati.

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