lunedì 14 marzo 2011

Venti

La brina, le pozzanghere che evaporano, la patina di opaco e quella di acqua sulle bottiglie quando le esci dal freezer, la benzina che si consuma e tutte le stagioni. Avevamo la risata facile e sms da sprecare tanto non li pagavamo, gli appuntamenti e la volta che a quel colloquio di lavoro non facemmo affatto bella figura, avevamo le cartoline dalla Grecia e dalla Toscana, i malori uguali, e i parenti più cari a me e a te ce li hanno portati via le stesse malattie, e gli scogli battuti dal vento che ci spostava i capelli in bocca e i cappucci contro la nuca. Oggi sei tra le cose che passano, come tutto, come le foglie che non riescono a restare attaccate al ramo e le navi da crociera che vedo da casa mia, quando con mia madre ci domandiamo Ma dov'è che vanno? Dove va tutta quella gente? Poi rientriamo e ci prepariamo un tè al finocchio con i biscotti, suggellando io il mio silenzio e lei la sua loquacità, mentre penso a quanto donino un'ovvia serenità i gesti delle cinque di pomeriggio.
Eri l'antinoia, questo eri. E tutte le cose di colore giallo.

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