Tutte le storie che ho letto di notte si svegliano e iniziano a galleggiare leggere nel buio, sembrano lucciole d'estate. Sono il monito fisso a ricordarmi che le cose belle esistono e sono possibili, sono la difesa e la consolazione al vuoto vertiginoso che si affaccia e mi saluta con la mano. Tutte quelle pagine - quando per sbaglio ne giro una con più forza torno indietro e la rigiro posandola sulle altre già lette, coprendola con il palmo della mano, come a proteggerla.
Oggi c'è un vento che non saprei dire da dove provenga, il mare stranamente non è agitato, questo mare vulnerabile che sta lì incurante in tutto il suo azzurro. E' il colore che fa più bene alla vita, da prenderne uno a cera e strofinarlo su un foglio bianco creando il cielo, sporcandosi le mani. I pollini fastidiosi cominciano a circolare, piccoli dispetti che mi fanno lacrimare gli occhi e levare continuamente gli occhiali, non che abbia qualcosa contro la primavera, no, solo il fatto che ispiri e porti più vita di quanta io ne riesca a vivere, tutto qui. Maledetta primavera, che fretta c'era. Che tutto ruota intorno ai soliti spazi, a questa scrivania con la polvere e le penne lasciate senza tappo, all'odore dei quotidiani, agli abbonamenti trenitalia e ai fiori che mi piacerebbe ricevere ma che mi limito ad abbozzare ai bordi degli appunti annoiati e scritti con scarsa volontà. Ciò che invece mi sta fuori è la visione di gente che non ha passioni, impecorita e banale, che scrive ancora con le cappa e senza vocali, stupida, incurante, di questi cuori che non hanno la certezza di nulla, e non sanno chi sono e che vogliono, e non sanno dove andranno.
sabato 12 marzo 2011
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