domenica 10 aprile 2011

Ventisette


Questo si chiama rivalutare il sabato pomeriggio. Insieme al treno semi deserto e alle spillette che abbiamo lasciato lì ma che ci piacevano un sacco, il sole splendente, la sfortuna tragi-comica. Poi al lavoro una bambina mi ha ricordato me da piccola, stessi capelli scuri, stessi occhi grandi, e poi ancora bimbi biondi, trecce e capelli ricci, che urlano, e non riescono ad arrampicarsi sulle gomme, e mi si scioglie il cuore, io sono debole.
Io solo ad una persona ho detto qual'è il mio più grande sogno, e non sono più sicura che se lo ricordi, che gli venga ancora in mente il momento bellissimo in cui ho aperto il cuore e ho gettato via tutto, i fogli scritti e le righe incomplete, le penne nere scariche, le mani sulla fronte per una frase che non aveva forma. Una ad una, le immagini che portavo dietro gli occhi e in qualche altra parte del corpo. Ci ripenso ora che ho finito di leggere un libro che è come se avesse spiegato (nel significato di distendere ciò che è piegato) le piege di questi vent'anni silenziosi. La liberazione, è stata come la liberazione.

E scrivere, in fondo, secondo me, è un po' questo, è come farsi crescere dentro la pancia una macchina per lo stupore.

3 commenti:

  1. eh... non è così! la mia è di pulse e ormai è invecchiata e si è rovinata perchè l'ho messa troppe volte :(

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