martedì 30 agosto 2011

Cinquanta

Torno sempre a te
in questi giorni inquieti torno sempre a te.

Quando con la macchina, da sola, sono in giro e spontaneamente mi dirigo verso casa tua, anche se so che lì non ti troverò e non ti potrò vedere nemmeno per sbaglio. E' un modo di fare e di vivere naturale ed ovvio, nonostante abbia poco senso e porti, seppur per momenti piccoli e minimi, alla tua temporanea mancanza. Torno sempre a te anche nei giorni di quiete dove la sera è appena cominciata e tutto ha un profumo buonissimo e ci sei tu che guidi e hai gli occhi ovunque, attenti e pieni di potere. Ti regalerei ogni foglia che cade dagli alberi a settembre e l'odore della terra bagnata quando da piccola la sfioravo con la punta dei piedi dall'altalena in campagna da mia zia - i muri del trullo sono rimasti per sempre bianchi, così come le sedie di vimini e le trapunte gelide. Ti regalerei ogni ritorno a casa, che sono così belli, i ritorni, quando chiudi la porta e ti sembra di respirare meglio, quando sei avvolto da tutti quei colori che già conosci a memoria. Vorrei essere il giallo e l'azzurro, le tonalità che più mi ricordano casa tua. E il nostro amore, perchè no.

martedì 23 agosto 2011

Quarantanove

Stavo pensando che siamo forti perchè dall'inizio e forse anche da prima abbiamo saputo metterci alla prova e siamo stati bravi a difendere e a difenderci. E' questo il segreto, ciò che c'è nel motore e nelle arterie, nelle tue mani grandi che non tremano mai. C'è la pazienza e il tempo che è trascorso piano e mi ha lasciato segni ovunque e la magrezza, oltre che l'interminabile aspettare fiduciosa. Certo è proprio vero che il dolore serve a scalfirti e a lasciarti, dopo l'agonia, un rivolo, qualcosa di buono.

venerdì 12 agosto 2011

Quarantotto

La prima coppa piena di ciliegie a inizio estate, un viaggio in macchina con in sottofondo le canzoni di De Gregori, un libro di Calvino, il mare mosso dal maestrale che è il vento che preferisco, il colore delle nocciole, marrone caldo, quando immergi il pennello nella tempera, e quando lo immergi nell'acqua per pulirlo e questa diventa rossa, blu, viola, poi la neve quando la vedi per la prima volta da bambino e vorresti mangiartela tutta, mamma che canta Barry White sbagliando le parole e papà che riguarda per l'ennesima volta Pulse dei Pink Floyd rigorosamente in cassetta e il suo sonno viene conciliato dalla chitarra di Gilmour e dai suoi occhi di ghiaccio azzurro, il rumore della pioggia che è probabilmente il più bello che possa esistere, trovare il rosso al semaforo e contemporaneamente in radio un brano che ti piace, i Beatles e la domenica, inevitabili, i fiori e le piante che mia nonna cura con le sue mani rugose e premurose e tutta la frutta che abbiamo comprato insieme e tutti i prezzi del mercato che ho imparato a memoria, i vestiti di mia nonna e i maglioni di mia nonna, impreziositi da bottoni sempre molto grandi, le tue orecchie, le montagne e le baite delle mie vacanze da bambina, le pinete e i parchi nazionali, le lentiggini di mia sorella sulle sue guance bianche che mi piace accarezzare come mi piace accarezzare la tua barba, è un gesto d'amore chiaro e allo stesso tempo indefinibile e discreto che spero tu possa cogliere sempre, sempre, le poesie di Umberto Saba cariche di sentimenti e dolcezza, le poesie ideali, uno degli orecchini che mi hai regalato che adesso sarà ancora sulla spiaggia o forse è stato inghiottito dal mare, le gambe magre di Francesco, i bambini come nuvole, con gli gli occhi del cielo, tutti i libri che ho letto, tutte le copertine, le persone con i capelli ricci, quelle che tornano, quando vorrei parlare solo attraverso le citazioni di Nanni Moretti e il giorno in cui l'ho visto da vicino, aveva un ciuffo di capelli ribelle che non voleva stare al suo posto e lui con la mano lo spostava paziente e lento, lento almeno come la sua voce precisa, il tuo profumo sulle maniche delle magliette, Gaia e le librerie del futuro, l'odore delle librerie, l'odore delle alimentari, l'odore del pane, il gattino che insegue la mamma sotto casa e scappa con una lucertola in bocca, le righe delle tshirt e dei quaderni.

Una lista di cose belle.

sabato 6 agosto 2011

Quarantasette

L'altra sera un temporale sembrava che dovesse portarsi tutto via. Forse è soltanto questo il bello dell'estate, il regalo del tempo che a volte esplode perchè sembra che non ce la faccia più neanche lui. Mentre piove puoi stare all'aperto, annusare l'aria che si rinfresca e che poi torna come prima, vedere le pozzanghere crearsi come in autunno. Sentire la malinconia appoggiarsi sulla pelle, e la lievità dell'acqua.
C'è la protagonosta di un libro di Grossman che si chiama Myriam e che viene descritta come esperta di strette al cuore. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa, le dice Yair, che ho sempre immaginato come un omino piccolo e fragile, nervoso e indiscreto. Forse ne so qualcosa anche io, presumo, almeno, da quello che mi succede. Dal modo in cui il cuore mi si rimpicciolisce quando ho paura e quando sono insicura e non dovrei esserlo perchè non ne ho motivo. Quando mi dai le spalle, quando guardi chissà cosa e io non ci arrivo, quando non arrivi tu. Quando il mare è calmo e bellissimo ma non ho nessuna voglia di toccarlo, quando per la musica troppo alta non senti le mie parole, poche, dette sempre a bassa voce.
Mi piace chi parla a bassa voce, chi fa quella fatica, chi non esagera, adoro le persone chiare, trasparenti, mi piace l'equilibrio che vorrei insegnarti, come in quella canzone dei Litfiba.

C'è una persona che ogni volta che la incontro mi viene voglia di tornare indietro per parlarle come un tempo, tra una lattina di pepsi e un caffè della macchinetta. Mi dà di passato, di anni buoni e dolci come frutti.

lunedì 1 agosto 2011

Quarantasei

Buonanotte, sono cresciuto dietro al tuo dolore, ma prima di incontrarti ho passato un anno a chiedere ai libri in che secolo stavo e su che terra mettevo i piedi.
Erri De Luca è uno scrittore che ti scardina e sconvolge il cuore. Credo profondamente che non ci sarebbe mai stato libro migliore di Tu, mio per far cominciare la nostra storia sotto i migliori auspici.

Incontrare un caro amico dopo mesi, dopo essere stata nella città nella quale si è trasferito, per andarlo a trovare. Tra i prati e i monumenti e i palazzi con gli attici (ricordo uno, in particolare, illuminato, e dalla strada potevo scorgerne un'immensa libreria). Gli ho chiesto perchè avesse tagliato la barba, e la sua risposta è stata mi sa che ho fatto una cazzata, eh?. Subito rivedo quella che sarebbe stata la mia vita senza aver fatto la scelta di restare. E' un attimo. Vedo lui, mi commuovo, dentro, per quello che ho perso e per quello che ho guadagnato, per l'altra parte della medaglia, per questa città che in fondo non è che mi faccia così schifo.
Altrove non ci saresti tu a riprendermi, a farmi camminare leggera, a dirmi del tempo e dei giorni.