Le tue ciglia bagnate quel pomeriggio al mare erano il particolare più bello dell'estate.
Che questa storia dei particolari, dell'unghia spezzata, del filo della barba fuori posto, della grafia che per un attimo diventa storta quando non ci sono righe, della parola che ti sconvolge l'intero racconto, è una storia complicata. E' un tipo di attenzione che non sempre eserciti, preso dall'enormità di quello che ti circonda - a me, per esempio, piace tantissimo osservare le case, i palazzi, vedere se le persiane sono chiuse o aperte e se le luci sono spente o accese. All'improvviso mi circonda un calore particolare, quasi materno, pieno di profumi conosciuti. Spesso mi sorprendi col naso all'insù, come ad inseguire un odore o il momento in cui una tapparella viene buttata giù. La giornata sta finendo.
Leggo contemporaneamente Thackeray e Pinketts, distanze incredibili che come molle si allungano e si accorciano e su quelle molle ballano i sentimenti che pur dopo anni e anni sono sempre gli stessi, identici, in qualsiasi libro o canzone. Immutati restano l'amore, la rabbia, la gelosia, il groviglio di sensazioni nello stomaco, l'umorismo. C'è qualcosa di rassicurante in questo, nel non cambiamento mentre il resto muta senza pietà, con fretta. Sarebbe bello, un giorno a caso, poter dire oggi non ho fretta e ascoltare le ore che scivolano e non provare nulla, niente di niente. Come una pulizia interiore che dura giusto il tempo di cancellare quello che non ci serve, il superfluo, i ricordi arrugginiti, i giorni (troppi) passati ad aspettare.
giovedì 17 novembre 2011
giovedì 10 novembre 2011
Sessanta
Fuori piove come se non ci fosse un domani - pensavo a quanto sarebbe bello, e giusto, passare serate del genere insieme, sotto il piumone, a parlare e fare l'amore piano. Mi viene in mente l'espressione montare a neve, delicatissima, quando tutto diventa bianco e schiumoso. Tu sei la bella estate, mesi e giorni trascorsi senza fretta con il cuore in trepidazione, giorni di calore intenso, di luce accecante, di mareggiate inattese.
lunedì 7 novembre 2011
Cinquantanove
In camera mia non ci sono più libri perchè la vecchia libreria da un giorno all'altro mi sarebbe crollata addosso, ed entro fine settimana dovremmo montare l'altra. Ho sempre pensato che se quelle mensole non avessero retto mi sarebbe venuto un sacco da ridere, o da piangere. Guardare quell'ammasso di fogli stampati, di copertine a terra e chiedermi perchè senza trovare risposta. Perchè leggo, perchè voglio spostarmi nel tempo.
Ora il muro è sgombro, bianco, un abisso. Roba che tra un po' mi inghiotte.
Ora il muro è sgombro, bianco, un abisso. Roba che tra un po' mi inghiotte.
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