Oggi a tavola papà ha ammesso solennemente che gli unici album che comprerebbe sempre, ancora e ancora, senza badare a spese, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia, sarebbero quelli dei Pink Floyd. Mentre io annuivo e, lo ammetto, un po' mi emozionavo, mia madre ha stroncato quella solennità dicendo E i Pooh, ti sei dimenticato dei Pooh?, come a ricordargli una passione ormai rinnegata. Ho pensato che i Pooh fossero stati la colonna sonora del loro amore, e l'ho detto, ma mamma negava - poi l'ho capito, l'ha fatto per metterlo alla prova. Allora papà, con uno spicchio di mandarino in mano, ha iniziato a canticchiare una loro canzone, dei Pooh dico, e su mia madre si è disegnato un sorriso che non le avevo mai visto, timido e imperfetto, quasi pudico. E' la canzone che ascoltavamo sempre in macchina quando eravamo fidanzati, ha detto papà. E lei, scuotendo la testa come a dire Che scemo..., ecco, è arrossita. La mia lady di ferro è arrossita, illuminandosi di una bellezza inedita, piena di tenerezza.
Poi, nel pre-pisolino pomeridiano, dopo aver chiuso Il museo dell'innocenza di Pamuk, ho riflettuto su quale potesse essere la canzone per quale un giorno, se dio vuole, come dice mia nonna, arrossiremo anche noi. Noi che fino a ieri sera in macchina, con l'acqua neve a picchiare sul vetro, stavamo ascoltando i Ramones - quell'album live che abbiamo comprato insieme. E mi viene da ridere a più non posso se solo penso alla perfezione che nemmeno ci preoccupiamo di sfiorare, non ce ne frega proprio niente, della perfezione, per la quale proviamo un sentimento di indolenza.
Ho una bomba nel cuore che fra poco esplode.
mercoledì 15 febbraio 2012
sabato 11 febbraio 2012
Sessantanove
Sessantanove come l'anno in cui ti sarebbe piaciuto esserci per andare a Woodstock, il sessantanovesimo post, ad una millimetrica distanza dal precedente, lo scrivo solo per dire che ho ripreso tra le mani Venuto al mondo della Mazzantini, e rileggendolo ho pensato che assomigli molto a Diego, tu, la stessa magrezza, la stessa pazzia, lo stesso amore grandissimo senza riparo.
Sessantotto
Mi piace il sabato mattina, alzarmi presto, portare Martina a scuola, beccare in radio Watching the wheels di Lennon mentre c'è il sole, finalmente. La settimana scorsa ha piovuto ogni giorno, e in qualsiasi momento t'affacciassi alla finestra, ti accorgevi che non smetteva mai.
Giovedì sera è stata la volta della mia seconda esperienza morettiana, a teatro, con te tutto elegante, in giacchetta, bellissimo, che con quei tuoi occhi ti guardavi intorno con stupore puro. Mi accorgo spesso di quanto tu sia molto più facile, molto più semplice di me, e di te invidio la capacità di farti andare bene ogni situazione, di provare gioia per le esperienze inedite, senza spavento, ma con slancio, curiosità. Io sono sempre più pigra e complessa, rendo tutto più difficile pensando, pensando, rovinando, anche, quello che mi succede.
Ieri mamma mi ha confessato di ricordare qualcosa delle nostre giornate a mare, a Lido bianco, quando tuo fratello, esilissimo e con le orecchie un po' a sventola, uscendo dall'acqua tremava a non finire, sbatteva i denti. Noi due eravamo forse troppo piccoli per ricordare quei tempi senza affanni, pieni di sole, con la pelle ricoperta dal sale del mare, a catturare granchi. Probabilmente non ci parlavamo, non eravamo amici, e se oggi ci penso un po' mi dispiace. Quando poi ieri te l'ho raccontato, dell'aneddoto di mia madre, mi hai detto che è tutto così imprevedibile, la vita fa quello che vuole di noi, ci fa sfiorare con indifferenza e dopo anni ci riconduce verso vie comuni, ci trova persino un posto dove poter fare l'amore.
Dopo le tue parole, ho trovato rifugio incastrando il mio viso vicino il tuo orecchio, annusando piano.
Giovedì sera è stata la volta della mia seconda esperienza morettiana, a teatro, con te tutto elegante, in giacchetta, bellissimo, che con quei tuoi occhi ti guardavi intorno con stupore puro. Mi accorgo spesso di quanto tu sia molto più facile, molto più semplice di me, e di te invidio la capacità di farti andare bene ogni situazione, di provare gioia per le esperienze inedite, senza spavento, ma con slancio, curiosità. Io sono sempre più pigra e complessa, rendo tutto più difficile pensando, pensando, rovinando, anche, quello che mi succede.
Ieri mamma mi ha confessato di ricordare qualcosa delle nostre giornate a mare, a Lido bianco, quando tuo fratello, esilissimo e con le orecchie un po' a sventola, uscendo dall'acqua tremava a non finire, sbatteva i denti. Noi due eravamo forse troppo piccoli per ricordare quei tempi senza affanni, pieni di sole, con la pelle ricoperta dal sale del mare, a catturare granchi. Probabilmente non ci parlavamo, non eravamo amici, e se oggi ci penso un po' mi dispiace. Quando poi ieri te l'ho raccontato, dell'aneddoto di mia madre, mi hai detto che è tutto così imprevedibile, la vita fa quello che vuole di noi, ci fa sfiorare con indifferenza e dopo anni ci riconduce verso vie comuni, ci trova persino un posto dove poter fare l'amore.
Dopo le tue parole, ho trovato rifugio incastrando il mio viso vicino il tuo orecchio, annusando piano.
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