mercoledì 20 novembre 2013
Ottantasette
Se dovessi decidere quale capacità mi piacerebbe acquisire nella mia vita, sceglierei quella di essere forte. A volte credo di esserlo, noto un incredibile cambiamento tra la me stessa di qualche anno e fa e quella di oggi e resto sbalordita, perché ho dovuto affrontare cose, nel corso degli ultimi tre anni, che mi hanno forgiata, mi hanno reso autonoma, mi hanno resa più incosciente (ed io sono, in generale, molto coscienziosa). Però, allo stesso tempo, spesso mi sento una vigliacca che fugge dai problemi perché proprio non la sente, quella forza, e si fa guidare dalla fatalità, e lascia che le cose che le passino addosso e si risolvano da sole. Come adesso, come oggi. Vorrei non conoscere la paura, vorrei buttarmi, vorrei risolvere i problemi, avere meno cuore e più animo. Vorrei essere, per una volta, serena senza limitazioni, senza pensieri per la testa, senza alcuno strato d'ombra fisso nel cervello a macchiarmi le giornate. Vorrei non pesare come un macigno.
sabato 3 agosto 2013
Ottantasei
Mentre Pulse, di là, continua a suonare (rigorosamente il secondo cd, il mio prediletto), io me ne resto volentieri in mutande, privilegio che posso permettermi pochissime volte, giusto quando sono sola a casa.
Agosto è arrivato e non sembra affatto, per adesso, come in quella canzone dei Perturbazione, non tremo, ma tutto si dilunga con lentezza, sotto questo sole cocente. Anche il tuo compleanno sembra non arrivare mai, e quella stranissima, puntuale e crudele sensazione di non poterti avere per me, quel giorno; sei così pieno di amici che rimango sempre un po' in disparte, a guardarvi parlare e scherzare, e io non posso fare altro che essere felice per te che sei così coperto, circondato ovunque, un affetto comune, meritato e sincero, che ti fa brillare gli occhi.
Io sono al margine, in disparte, appunto, anche nelle poche, pochissime amicizie che coltivo. Non mi espongo, non reclamo un posto, condivido poco. Una persona - la mia persona - ce l'avevo e l'ho persa, una mancanza senza rimpianti che fa via via meno male. Oggi, la mia persona è forse mia sorella, perché ci capiamo al volo, perché viviamo in simbiosi. Perché quando non c'è sembra che mi manchi un braccio, un po' di voce. Passo intere giornate seguendo la scia dei suoi capelli rossi.
Agosto è arrivato e non sembra affatto, per adesso, come in quella canzone dei Perturbazione, non tremo, ma tutto si dilunga con lentezza, sotto questo sole cocente. Anche il tuo compleanno sembra non arrivare mai, e quella stranissima, puntuale e crudele sensazione di non poterti avere per me, quel giorno; sei così pieno di amici che rimango sempre un po' in disparte, a guardarvi parlare e scherzare, e io non posso fare altro che essere felice per te che sei così coperto, circondato ovunque, un affetto comune, meritato e sincero, che ti fa brillare gli occhi.
Io sono al margine, in disparte, appunto, anche nelle poche, pochissime amicizie che coltivo. Non mi espongo, non reclamo un posto, condivido poco. Una persona - la mia persona - ce l'avevo e l'ho persa, una mancanza senza rimpianti che fa via via meno male. Oggi, la mia persona è forse mia sorella, perché ci capiamo al volo, perché viviamo in simbiosi. Perché quando non c'è sembra che mi manchi un braccio, un po' di voce. Passo intere giornate seguendo la scia dei suoi capelli rossi.
giovedì 18 luglio 2013
Ottantacinque
Prima sotto la doccia pensavo a due sere fa, e in particolare a quando mi sono ritrovata a pisciare per strada tutta accovacciata, con i tacchi nell'erba e i pantaloni alle caviglie. Abbiamo bevuto un po', io e te a cena, da soli e allegri dopo non so quanto tempo, ci abbiamo dato giù col vino bianco delizioso come se dovessimo festeggiare qualcosa di preciso che continuava a sfuggirci ma i bicchieri erano sempre pieni. E pensavo, prima, che mi piacerebbe tanto mostrarti, regalarti più spesso questa parte di me, quella davvero spensierata, che non si fa problemi, che non pensa, che si abbassa i pantaloni dietro un muretto e si sente meglio perché ha svuotato la vescica. Non scorderò mai come e quanto hai riso e con che occhi mi guardavi - increduli, perché sai che non è da me - mentre ti chiedevo di non stare a fissarmi ma di controllare se qualcuno ci vedesse. Mentre tornavamo, poi, al centro della corsia ci siamo abbracciati forte. E' bellissimo abbracciarti d'estate, quando non ci sono maglioni e giacche a coprirti, sento meglio il tuo corpo contro il mio e diventa persino emozionante, mi piace accarezzare le tue braccia fredde, di sera. Ci raggiungiamo più in fretta.
Raggiungerti, sempre, è la cosa più importante.
Raggiungerti, sempre, è la cosa più importante.
lunedì 15 luglio 2013
Ottantaquattro
Ottantaquattro o meglio uno perché oggi ho deciso che si ricomincia, per me e per nessun altro, perché da ottobre si sono accumulate cose che hanno bisogno di essere spalmate su più spazi oltre che nella mia testa. Ho un peso sul petto che assomiglia molto ad una indefinita emozione che alla solita ansia, perché questa cosa di scrivere è da anni che la faccio e ora mi sembra che sia stato un vero peccato, un peccato mortale, lasciarla perdere per molti mesi.
Oggi è luglio, il tipico mese che mi è sempre parso infinito, straziante, pieno e vuoto allo stesso tempo. Ma la mattinata è stata bella, forse perché cominciata presto su in bici per andare da nonna a studiare - casa di mia nonna, a due passi dal mare, è probabilmente uno dei più importanti e bei posti che la mia vita conosca, a cui il mio cuore tenga; non è popolata da rumori, ma solo dalle voci delle persone che scendono giù in spiaggia, per lo più bambini con le proprie sacche e i giochi da mare.
Oggi è luglio e da due giorni è finita la meravigliosa esperienza di ogni estate, quella del Festival del Libro Possibile. Ho legato con tante persone, ma ce n'è una in particolare con cui ho avuto il piacere di parlare molto e di riscoprire la pura bellezza di conoscersi poco a poco. Una persona che ho guardato molto e con cui ho camminato parecchio, e riso tanto. Stamattina, mentre ero in bici, mi sono accorta che non ricordavo più il tono della sua voce. Mentre scendevo per via Oberdan, mentre il vento fresco delle otto si infiltrava nella maglia larga magenta, cercavo di ricordare come se, invece di due giorni, fossero passati anni. E' stato triste, sono ancora triste, aspetto che un'immagine o un ricordo improvviso mi accenda la mente e mi aiuti, perché è come se sentissi di aver perso qualcosa di molto prezioso, che inizia a mancarmi.
Oggi è luglio, il tipico mese che mi è sempre parso infinito, straziante, pieno e vuoto allo stesso tempo. Ma la mattinata è stata bella, forse perché cominciata presto su in bici per andare da nonna a studiare - casa di mia nonna, a due passi dal mare, è probabilmente uno dei più importanti e bei posti che la mia vita conosca, a cui il mio cuore tenga; non è popolata da rumori, ma solo dalle voci delle persone che scendono giù in spiaggia, per lo più bambini con le proprie sacche e i giochi da mare.
Oggi è luglio e da due giorni è finita la meravigliosa esperienza di ogni estate, quella del Festival del Libro Possibile. Ho legato con tante persone, ma ce n'è una in particolare con cui ho avuto il piacere di parlare molto e di riscoprire la pura bellezza di conoscersi poco a poco. Una persona che ho guardato molto e con cui ho camminato parecchio, e riso tanto. Stamattina, mentre ero in bici, mi sono accorta che non ricordavo più il tono della sua voce. Mentre scendevo per via Oberdan, mentre il vento fresco delle otto si infiltrava nella maglia larga magenta, cercavo di ricordare come se, invece di due giorni, fossero passati anni. E' stato triste, sono ancora triste, aspetto che un'immagine o un ricordo improvviso mi accenda la mente e mi aiuti, perché è come se sentissi di aver perso qualcosa di molto prezioso, che inizia a mancarmi.
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