lunedì 17 febbraio 2014

Novanta

Respiro e scrivo tutto quello che mi manca
È un'assurda specie di preghiera

Le prime due coccinelle dell'anno erano sulle lenzuola che avevo deciso di rientrare, ci ho giocherellato un po' tra le dita e, infantile, ho espresso un desiderio. La seconda coccinella, al contrario della prima, ha spiccato un bel volo, decisa, in alto, con le sue alette nere, come a promettermi che la mia volontà, nel bene o nel male, potrà esaudirsi. Niente di eccezionale, comunque.
Inizio a starnutire per colpa di tutti questi pollini inaspettati, fa caldo e io non lo sopporto, non a febbraio - vado ancora in giro col parka, la sciarpa a fiori, le scarpe invernali; non sono pronta a svestirmi di nuovo, a svelarmi (non lo sono mai). Allungherei volentieri per un altro po' di tempo questo inverno strano, mai del tutto gelido, lentissimo e pigro. Ho voglia di tornare a lezione, di muovermi, di prendere appunti senza dar riposo alla mano, perché le quattro mura, dal proteggermi, adesso mi stanno strette. Appena ne ho la possibilità esco, anche sola, soprattutto sola, cammino o mi metto in macchina o sul motore e faccio prendere aria al cervello, il quale ultimamente ha il tristissimo compito di inglobare in sé una marea di cose che non lo interessano, che gli sono ostili, un sacco di roba sulla grammatica, schematica e tecnica. Mi ribello: voglio studiare le poesie, voglio che mi vengano assegnati interi di libri da leggere e commentare, conoscere meglio gli autori che in passato ho solo incontrato di sfuggita perché la professoressa di lettere doveva finire il programma entro l'anno. Non voglio la fonetica e l'analisi logica.
Voglio il freddo. Voglio che l'infiammazione che ti ha colpito per colpa di questo tempo impazzito se ne vada al più presto, ti lasci in pace, voglio che il petto non ti faccia male quando respiri perché arriva a far male anche a me.

lunedì 10 febbraio 2014

Ottantanove

Oggi ho preso la vespa per la prima volta dall'inizio di quest'anno. Non sembrava correre, ma decollare. E al ritorno, verso casa, la pioggia mi cadeva addosso così leggera da sembrare una benedizione, più che un castigo, più che una sfortuna.
E sempre oggi, per la seconda volta, ho deciso di dare un'altra occasione a La metamorfosi di Kafka. Ho letto sì e no tre pagine e poi ho chiuso. Non è quello di cui ho bisogno adesso (o forse mai?), perché mi piacerebbe trovarmi davanti ad una storia che mi rapisca completamente, fisicamente, che si porti via un po' del grigiore che ho nella testa, un personaggio di cui innamorarmi alla follia. Una storia d'amore con un libro. 

domenica 9 febbraio 2014

Ottantotto

Sono un pagliaccio. Mi prometto molte volte di tornare a scrivere, buttar giù qualche riga, poi mi dimentico, i pensieri fuggono via e ogni cosa rimane bianca e mi giustifico con me stessa dicendomi che non erano allora così importanti. Vivo così, quasi inconsapevole di quello che succede, tra la volontà fermissima di voler marchiare a fuoco le cose, fissarle da qualche parte, e l'indifferenza più sfacciata. 
Perché nonostante io abiti in un corpo che da quasi tre anni abbia deciso di non funzionare più a dovere, ho capito che ci sono delle cose, dei piccoli miracoli, che valgono l'impegno e meritano del tempo per essere contemplati e rivisti nella mente. Ha importanza pensare di avere una famiglia bellissima, un ragazzo stupendo e pochi, ma giustissimi, amici. Di avere i libri. Di avere delle banali passioni che però sono vivificanti. 
Oggi ho rivisto il sangue dopo mesi e ho provato dolore. Il primo, vero sangue spontaneo e vivo, dopo mesi che me lo sono fatto tirare via per le analisi e per i controlli. Come una stupida, seduta sul cesso, ho pianto. Il mio corpo lentissimo e imperfetto è stato di nuovo forte e normale (è una cronaca tristissima e nient'affatto appassionante, me ne rendo conto). Adesso, per un po', voglio dimenticarmi di lui. 

mercoledì 20 novembre 2013

Ottantasette

Se dovessi decidere quale capacità mi piacerebbe acquisire nella mia vita, sceglierei quella di essere forte. A volte credo di esserlo, noto un incredibile cambiamento tra la me stessa di qualche anno e fa e quella di oggi e resto sbalordita, perché ho dovuto affrontare cose, nel corso degli ultimi tre anni, che mi hanno forgiata, mi hanno reso autonoma, mi hanno resa più incosciente (ed io sono, in generale, molto coscienziosa). Però, allo stesso tempo, spesso mi sento una vigliacca che fugge dai problemi perché proprio non la sente, quella forza, e si fa guidare dalla fatalità, e lascia che le cose che le passino addosso e si risolvano da sole. Come adesso, come oggi. Vorrei non conoscere la paura, vorrei buttarmi, vorrei risolvere i problemi, avere meno cuore e più animo. Vorrei essere, per una volta, serena senza limitazioni, senza pensieri per la testa, senza alcuno strato d'ombra fisso nel cervello a macchiarmi le giornate. Vorrei non pesare come un macigno.

sabato 3 agosto 2013

Ottantasei

Mentre Pulse, di là, continua a suonare (rigorosamente il secondo cd, il mio prediletto), io me ne resto volentieri in mutande, privilegio che posso permettermi pochissime volte, giusto quando sono sola a casa.
Agosto è arrivato e non sembra affatto, per adesso, come in quella canzone dei Perturbazione, non tremo, ma tutto si dilunga con lentezza, sotto questo sole cocente. Anche il tuo compleanno sembra non arrivare mai, e quella stranissima, puntuale e crudele sensazione di non poterti avere per me, quel giorno; sei così pieno di amici che rimango sempre un po' in disparte, a guardarvi parlare e scherzare, e io non posso fare altro che essere felice per te che sei così coperto, circondato ovunque, un affetto comune, meritato e sincero, che ti fa brillare gli occhi.
Io sono al margine, in disparte, appunto, anche nelle poche, pochissime amicizie che coltivo. Non mi espongo, non reclamo un posto, condivido poco. Una persona - la mia persona - ce l'avevo e l'ho persa, una mancanza senza rimpianti che fa via via meno male. Oggi, la mia persona è forse mia sorella, perché ci capiamo al volo, perché viviamo in simbiosi. Perché quando non c'è sembra che mi manchi un braccio, un po' di voce. Passo intere giornate seguendo la scia dei suoi capelli rossi.

giovedì 18 luglio 2013

Ottantacinque

Prima sotto la doccia pensavo a due sere fa, e in particolare a quando mi sono ritrovata a pisciare per strada tutta accovacciata, con i tacchi nell'erba e i pantaloni alle caviglie. Abbiamo bevuto un po', io e te a cena, da soli e allegri dopo non so quanto tempo, ci abbiamo dato giù col vino bianco delizioso come se dovessimo festeggiare qualcosa di preciso che continuava a sfuggirci ma i bicchieri erano sempre pieni. E pensavo, prima, che mi piacerebbe tanto mostrarti, regalarti più spesso questa parte di me, quella davvero spensierata, che non si fa problemi, che non pensa, che si abbassa i pantaloni dietro un muretto e si sente meglio perché ha svuotato la vescica. Non scorderò mai come e quanto hai riso e con che occhi mi guardavi - increduli, perché sai che non è da me - mentre ti chiedevo di non stare a fissarmi ma di controllare se qualcuno ci vedesse. Mentre tornavamo, poi, al centro della corsia ci siamo abbracciati forte. E' bellissimo abbracciarti d'estate, quando non ci sono maglioni e giacche a coprirti, sento meglio il tuo corpo contro il mio e diventa persino emozionante, mi piace accarezzare le tue braccia fredde, di sera. Ci raggiungiamo più in fretta.
Raggiungerti, sempre, è la cosa più importante.

lunedì 15 luglio 2013

Ottantaquattro

Ottantaquattro o meglio uno perché oggi ho deciso che si ricomincia, per me e per nessun altro, perché da ottobre si sono accumulate cose che hanno bisogno di essere spalmate su più spazi oltre che nella mia testa. Ho un peso sul petto che assomiglia molto ad una indefinita emozione che alla solita ansia, perché questa cosa di scrivere è da anni che la faccio e ora mi sembra che sia stato un vero peccato, un peccato mortale, lasciarla perdere per molti mesi.
Oggi è luglio, il tipico mese che mi è sempre parso infinito, straziante, pieno e vuoto allo stesso tempo. Ma la mattinata è stata bella, forse perché cominciata presto su in bici per andare da nonna a studiare - casa di mia nonna, a due passi dal mare, è probabilmente uno dei più importanti e bei posti che la mia vita conosca, a cui il mio cuore tenga; non è popolata da rumori, ma solo dalle voci delle persone che scendono giù in spiaggia, per lo più bambini con le proprie sacche e i giochi da mare.
Oggi è luglio e da due giorni è finita la meravigliosa esperienza di ogni estate, quella del Festival del Libro Possibile. Ho legato con tante persone, ma ce n'è una in particolare con cui ho avuto il piacere di parlare molto e di riscoprire la pura bellezza di conoscersi poco a poco. Una persona che ho guardato molto e con cui ho camminato parecchio, e riso tanto. Stamattina, mentre ero in bici, mi sono accorta che non ricordavo più il tono della sua voce. Mentre scendevo per via Oberdan, mentre il vento fresco delle otto si infiltrava nella maglia larga magenta, cercavo di ricordare come se, invece di due giorni, fossero passati anni. E' stato triste, sono ancora triste, aspetto che un'immagine o un ricordo improvviso mi accenda la mente e mi aiuti, perché è come se sentissi di aver perso qualcosa di molto prezioso, che inizia a mancarmi.

venerdì 19 ottobre 2012

Ottantatré

Quando finirà questa agonia che non mi fa più ridere, divertire, questa continua paura di avere qualcosa che non va, nel corpo, questi dolori che magari sono da nulla, invece no, e prendo il treno e subito cerco quello del ritorno perché sento qualcosa e mi agito e ho il terrore di ritrovarmi da sola e non saper cosa fare, ieri nel giro di un'ora sono andata a Bari e sono tornata, piangendo spaventata sotto gli occhiali da sole. Sono questi i momenti in cui vorrei essere un leone, essere coraggiosa, e non crollare, sono questi i momenti che mi basterebbe solo allontanarmi da tutto per ritrovare la pace, dormire con te, dimenticare, leggere, prendere la macchina e via, tanto ci sono le tue braccia a proteggermi, e la tua barba rigogliosa, così autunnale, e le tue gambe perfette e forti. Sei tutto il mio contrario - è per questo che ti amo.

venerdì 14 settembre 2012

Ottantadue

Chissà se in questa o in un'altra vita avremo la possibilità di ritornare da Paul per compare il pain au chocolat, per poterlo poi divorare tra le strade di Bruxelles mentre ci dirigiamo al Musee Magritte Museum, in una giornata di sole. Chissà se rivedrò la pittura eterea di quei quadri bellissimi e misteriosi. Perché non esiste un modo, che sia migliore dei ricordi, per poter rivivere la concretezza di certe cose passate, perché? Perché dobbiamo limitarci a struggerci, a chiudere gli occhi, nel buio prima di addormentarci, o mentre si studia, prendendo un distacco definitivo dai libri, dai manuali?
Sarebbe bello che tu tornassi da dove sei per poter indossare ancora i tuoi maglioni a righe, che l'altro giorno, nell'armadio della tua camera da letto, non ho più trovato. Nessun profumo di te, solo un odore sterile di inesistenza.

A parte questi piccoli dolori soffocanti, oggi sono tornate le pozzanghere, alimentate da gocce di pioggia bellissime e da un fresco liberatorio. Ho trascorso una mattinata produttiva, ho studiato storia romana, ho continuato a seguire le avventure di Arturo Gerace nella sua isola, come se stessi andando ogni volta ad un appuntamento con un amico, e lui mi prendesse per mano, e mi portasse a camminare sugli scogli di Procida, a piedi nudi, sfidando le onde - a proposito, ieri sera sul lungomare le onde parevano volerci divorare; non credo di aver provato, nelle ultime settimane, qualcosa di più eccitante e pauroso insieme. Vito, il mio Arturo cittadino, selvaggio e timoroso, rideva e tremava nervoso e impaziente, e io con lui.

sabato 1 settembre 2012

Ottantuno

Sono consapevole di essere nata in un giorno bellissimo, il primo giorno di settembre. Già l'aria è più fresca e questo regalo basterebbe, perché non desidererei altro che la leggerezza.
Ma oggi nulla è lieve; hanno portato su mio nonno dalla fossa, perché sono passati dieci anni. Tra tre giorni avrebbe compiuto ottantotto anni, uno in più di quanti ne avrebbe Calvino.
Dicono che nel pomeriggio il tempo si guasterà ulteriormente. Andrò lo stesso a Bari con V., perché ho solo voglia di comprare tanti libri e farmi invadere dal loro peso.

giovedì 23 agosto 2012

Ottanta

Ieri per la prima volta mi sono accorta che le giornate si stanno accorciando e ho sentito uno strano sollievo, mentre guidavo, e uno strano silenzio che è simile a quello presente adesso in camera mia, mentre dal soggiorno arriva il rumore della macchina da cucire che sta usando mamma, un rumore che mi accompagna da sempre e che mi infonde l'autentica e irripetibile sensazione di essere a casa.
Delle volte penso che mi piacerebbe tornare ad una settimana fa solo per poter essere noi due nello stesso letto, prima di addormentarci, per appoggiare la guancia al tuo braccio e accarezzarlo fino a trovare sonno. Poi rifletto sulle lontananze e sulle distanze, a come sarebbe un mondo se queste non ci fossero a infliggerci il dolore e la nostalgia, se non esistessero le conseguenze.
Aspetto settembre come il mese della liberazione, dal caldo soffocante che mi fa fare ogni cosa con l'affanno, senza calma e pazienza, dai crucci che agosto mi ha messo sulle spalle senza che io me lo meritassi, o forse sì, per non aver parlato abbastanza, per aver rinchiuso ermeticamente certi pensieri, per non aver avuto fegato. Settembre è marrone come le foglie d'autunno, fresco e dolce, è il mese più bello perché ti offre la possibilità di rinascere, di ricominciare nell'intimo, senza farlo capire a nessuno.

venerdì 10 agosto 2012

Settantanove

Lo studio del mio ginecologo ha di inquietante almeno trecento bamboline di porcellana allineate nella sala d'aspetto, dietro i vetri di un lungo mobile. Sembrano guardarti e sbeffeggiarti, e di certo nel momento dell'attesa non si riesce a guardare altro.
Fare tutto da sola, vedermela da me: sta accadendo in questi giorni più che in altri. Mi sto armando di un coraggio che, come sempre, non sapevo di avere, e vado, prendo la macchina, parcheggio, salgo su ascensori stretti, sbaglio piani, mi siedo e il cuore pulsa, pulsa, prima piano e poi sempre più velocemente. Ogni cosa si avvia verso la sua parte più chiara e risolvibile, passo dopo passo. A fine giornata, sento di pesare meno.

Il colore arancio spento del tramonto è durato pochissimi minuti, qui di fronte a me. La finestra è aperta perché un piacevole maestrale ha deciso di farsi sentire, finalmente, e mi sta sfiorando le gambe come fosse un gatto in cerca di carezze. L'Eugénie Grandet di Balzac mi scruta da pochi centimentri come a chiedermi quando (ri)incomincerò a leggere, tra una corsa e l'altra, e io guardo il volume con occhi pieni di fiducia - tra l'altro, l'autore mi è stato consigliato da una persona bella che ho conosciuto una settimana fa e adesso è già via; si chiama Isabella come mia nonna e, per uno strano senso di appartenenza e corrispondenza, le ho voluto subito bene.
Tra tre giorni si parte, rivedrò di nuovo le nuvole da un'altra angolazione, immaginando di poterle toccare e maneggiare come fosse ovatta. La nuova Moleskine è pronta per essere macchiata d'inchiostro e riempita di biglietti e carte varie. Dicono che il Belgio sia pieno di fiori, e anche l'Olanda.

domenica 5 agosto 2012

Settantotto

Oggi la persona che amo compie ventun anni, di capelli tagliati mille volte, di cose urlate, di chitarre suonate, di concerti visti, dei baci che ha dato, dei cani che ha carezzato. E io, dopo una giornata passata insieme, dopo l'incuranza di un letto lasciato disfatto e di tutto il caldo rimasto indolente, posso ancora sentire il suo odore sulle mani. Resta.

domenica 15 luglio 2012

Settantasette

Su un sentiero ripido di montagna dove resta immobile la neve, sul balcone immenso a casa di mia nonna, con i gerani curatissimi e multicolore, con il mare che si vede benissimo e puoi immaginarne la freschezza e sentirne l'odore, all'ombra di un albero, sotto una panchina in una piazza di una grande città, anche se c'è caldo, anche se è deserta, sotto il getto d'aria condizionata di qualche museo, uno qualsiasi, con un taccuino in mano a prendere appunti, a segnarmi i titoli dei quadri, in vespa senza una meta pur di fermarmi in gelateria per il solito cono doppia panna e melone, o cocco, o fragola, sempre con un libro nella borsa perché ultimamente sono insofferente alle persone, che parlano parlano parlano e io non ascolto, voglio solo leggere, voglio tornare in piazza dell'Orologio ad ascoltare gli scrittori e tutte quelle parole che hanno e che sono sempre perfette, sembrano non sbagliare mai, vorrei che il quattordici agosto arrivasse subito per poter prendere l'aereo dopo tre anni, ed essere più vicina alle nuvole, al loro cotone, al loro vuoto, e osservare gli occhi di Vito davanti a quella bellezza.
Essere ovunque tranne che qui.

domenica 1 luglio 2012

Settantasei

Ieri siamo andati a vedere Molto forte, incredibilmente vicino e il cuore è restato in subbuglio per tutto il tempo, e il fiato corto si era bloccato in gola, perché il libro di quel film ha cambiato così tante cose, ha cambiato me, i miei occhi, e tutto ciò che dietro gli occhi c'è. E poi, scegliere lo spettacolo delle venti, di sabato sera, è un qualcosa di ardito. Si vede ancora, c'è luce, ci sono i bambini con le biciclette in piazza, e le mamme con le bottigliette d'acqua che si surriscaldano in mano, e i loro occhi attenti e severi.

Temo il tuo passato, è vero. E il mio, anche, nonostante sia incensurato e noioso, normalissimo, con diversi accenni di dolore, pennellate rosse e nere di solitudine, di rabbia, di troppe cose lasciate correre via - tra le tante, le famose parole non dette. Ci faccio i conti spesso, schivando le vie che mi ricordano la sofferenza o la felicità di un momento che non tornerà più e che oggi mi fa quasi paura. Tutte le mani che non proveranno di nuovo ad avvicinarsi, dita che non rivedo da troppo tempo, ma che rimangono vivide nella mia mente. Si muovono veloci come rondini.

sabato 30 giugno 2012

Settantacinque

Quanto tempo è passato.
Ultimamente sento il bisogno di scrivere sempre a qualcuno, ad un destinatario che possa leggere i miei pensieri scomposti, che possa commentarli, oppure accoglierli in silenzio. Tutto quello che mi viene da dire in questo momento riguarda ieri e quella festa alla quale mi sono sentita un pesce fuor d'acqua, che mi ha fatto piangere chiusa nel bagno di una rimessa, con il mascara ad offuscarmi gli occhi e tu che non ti sei accorto di niente perché era abbastanza buio, ma non così tanto da non poterti venire incontro e capire quanto tu possieda tutto quello che a me manca, l'allegria, la socievolezza, le parole da dire, siamo un incastro perfetto, riempi i miei vuoti con precisione e accuratezza, e questo mi consola, mi abbraccia come una coperta in un momento di freddo (a proposito, quando torni, inverno? quando torni, pioggia torrenziale?); riguarda il modo in cui mi hai aiutata ad infilare la maschera a mare affiché potessi vedere il fondale e tutto quello che vi abita, e i pesci allegri che nuotavano tra le tue gambe che sembrano alberi, alberi bellissimi; riguarda giugno che oggi va via nel segno del sangue e delle cicale che cantano, dei biglietti per Bruxelles pronti per agosto, per la radio che mamma accende in cucina mentre lava i piatti, e la sua voce che non sa le parole delle canzoni mi riempie di una tenerezza infantile e morbida come la sua pelle profumata del profumo che le abbiamo regalato il giorno del venticinquesimo con papà, quando ha appeso il suo abito color sabbia come se fosse proprio il giorno del suo matrimonio e lì ci fosse il vestito da sposa che ora è a casa di mia nonna, sopra ad un armadio; mia nonna e i suoi sorrisi che non conoscono arrendevolezza, come le sue mani, come le sue gambe, ed io ogni volta che la vedo mi rendo conto di quanto la amo, perché è la mia migliore amica, semplicemente.
Luglio, cerca di essere indulgente, solo questo.

venerdì 27 aprile 2012

Settantaquattro

Accordami i polsi che è da un po' che non scrivo più. Questi ultimi giorni sono trascorsi nel trambusto e nel via vai tra case, viali, stazioni, parcheggi, e la cosa bella è che oggi ritorno alla normalità arricchita di una sensazione che da due anni cercavo, cercavo scavando chissà dove e invece era palesemente davanti a me, ed era la consapevolezza di una certa mancanza e l'occasione di riempirla. Mi manca una persona, una in particolare tra tutte quelle che sono andate via, in maniera spesso molto dolorosa. Mi manca perché mi piacerebbe rivederla in un giorno qualunque, anche di sfuggita, vicino al mare cristallino. Ma sono desideri fini a se stessi, anzi, più che desideri sono bisogni, perché la persona di cui parlo era una delle poche che mi viveva senza giudicarmi, e ridendo di me, delle mie stranezze, con comprensione e tenerezza. Ha un nome che ricorda il vento.
Poco fa ho ripreso tra le mani Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che è in assoluto il libro che più mi ricorda te, te e me, il nostro incontro e la nostra storia, della musica che ci ha attraversato la pelle in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, mi ricorda la tua chitarra quando studi e impari le canzoni che amo per poi suonarmele seduto sulle lenzuola sempre disfatte. Oggi è un così bel giorno, c'è un sole indolente, ed esattamente un anno fa, per lo stesso strano caldo, indossavi solo un cardigan grigio e una maglietta bianca anche se era sera, fuori da quel cinema minuscolo. Il ventisette aprile si festeggiano le tue mani e la barba che non fai definitivamente da un anno, la tua grafia in ogni cosa che mi hai scritto, il mio profumo dietro le orecchie, i libri e i dischi che ci siamo regalati, si celebra la vita con tutti i fiori che mi hai infilato in tasca quando ero distratta.

giovedì 12 aprile 2012

Settantatré

Mentre tornavo a casa, fuori dal vivaio ho visto un albero sradicato montato sopra un camion, la terra ovunque, la chioma soffocata e spezzata. E' stato automatico pensare alla morte, alla morte e alla vita, e giungere ad una sola conclusione: tu sei la cosa più viva che abbia mai visto. Anche nell'immobilità e nel silenzio resta qualcosa a scorrerti pazzo nel corpo, inarrestabile e vibrante. Vita è il tuo respiro che mi raggiunge ovunque mi giri e in qualsiasi momento. Vita è stato ritrovarti nelle frasi d'amore di Kafka per Milena, la mina della matita stessa era vita, vita segnata per sempre sul bianco.

giovedì 29 marzo 2012

Settantadue

Scrivere solo a distanza di un mese, per poter dar voce a un pensiero triste che sta diventando certezza, che riguarda l'amicizia e quanto io non sia propriamente adatta per averne, alimentarla, proteggerla. Ci ho provato, più volte, e il risultato costante è sempre lo stesso, è come se una calamita perdesse giorno dopo giorno il suo potere di attirare, di unire. C'è comunque, alla fine, una fase grigia, di distacco che mi addolora, piena di fraintendimenti e di incomprensioni. Mi allontano, vengo allontanata, fuggo, cambio strada, resto da sola e piena di dubbi, di paure, ed è quasi angosciante. Perdo fiducia, piano ma costantemente.
Mi piacerebbe avere qualcuno con cui parlare, un rapporto fatto di rispetto, nel quale tra le due personalità in ballo sia già tutto chiaro e tutto spiegato. Prendere la vespa e via, senza troppi impegni. Parlare del mio ragazzo, dell'università, di libri. Con-fidarmi.

giovedì 1 marzo 2012

Settantuno

Ho scritto una canzone per ogni pentimento e debbo stare attento a non cadere nel vino o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.

Lucio Dalla mi ricordava te che non ci sei più, dalle movenze e dalla voce, dall'aspetto. Ero in macchina quando ho saputo che è morto, la stessa macchina dove metto su spesso il suo cd. Su Futura ho pianto con la testa appoggiata al cruscotto, un pianto da bambina, con l'affanno. Un dolore che mi ha sorpreso per la sua intensità, che so spiegarmi a malapena.
E su Cara, poco fa, mi sono persa, facendo sbiadire i pensieri, lasciandomi scivolare i pezzi di questo marzo che è iniziato così, spezzandomi le gambe.