La mia migliore amica ha ottantadue anni. Ne ho avuta un'altra, prima, direi molto più giovane, ma non sapeva ascoltare - solo da poco mi è venuto il presentimento che facesse finta, ogni volta, di aprire le orecchie e il cuore (che presunzione) alle poche cose che le dicevo, poche perchè io sono fatta così - e niente, è passata come tutto passa. La mia migliore amica ha capelli di perla, ama le piante, i fiori e i ricordi, motivo per cui andiamo molto d'accordo, ed è bellissimo vedere i suoi occhi perdersi nel luccichio degli anni passati, piccolo bagliore che non si è ancora spento (conoscendola, non si spegnerà mai). La sua casa è la casa sul mare, dimora dalle pareti doppie e dal fresco incontrastrato, pare che il caldo non trapassi mai le mura pesanti ricoperte di diversi quadri, nella sua sala c'è persino un arazzo, proprio di fronte al tavolo di legno massiccio protagonista vivace e imbandito di feste e nascite.
Lei è bella perchè ha addosso di tutto: dolori, allegrie, lotte, emozioni incancellabili, forse anche parecchi segreti. E' forte e ha ancora tanto fiato, lo stesso che desidererei io alla sua età, e cammina piano perchè non ha bisogno di correre da nessuna parte, indossa le scarpe nere di una vita e parte, scende le scale, va a comprare il pane. E' una matriarca piena di dolcezza, è la fortezza del mio passato, e per me ha lo stesso colore acceso della frutta che compriamo insieme al mercato, viva, zuccherosa. Da vera amica, cerco con tutta me stessa farle conoscere poco il senso inevitabile della solitudine, che è un sentimento che fa male, ti si attacca alla pelle come fa il sudore, poi per uscirne hai bisogno di sconvolgimenti vari che non sempre sei in grado di affrontare. Vado da lei, allora, appendo la borsa alla spalliera della sedia, prendo il succo all'arancia, mi siedo, la guardo, osservo le mani piene di vissuto - quante cose avranno toccato, sfiorato, afferrato? - e aspetto che inizi a parlare.
sabato 17 settembre 2011
martedì 13 settembre 2011
Cinquantaquattro
Mi chiami e mi dici che hai rischiato di morire due volte, oggi. Le mani ti tremano ancora e lo sento attraverso la cornetta del telefono, vibra tutto, la voce, gli occhi inquieti, io mi stendo sul letto e ascolto in silenzio, ed è come se una parte del corpo mi stesse abbandonando per correre da te. Le braccia per stringerti e i polmoni per ridarti il respiro.
Sta attento, qui nessuno ti guarda in faccia, tutti corrono corrono ma dova cazzo corrono, quindi sta attento sempre, sempre. Vorrei che niente ti facesse male, nemmeno una spinta per sbaglio, vorrei che ci fossero solo carezze e piume. Mi metto un giubbotto antiproiettile e mi schiero davanti a te, alla tua ricchezza, alla bellezza che ti porti dietro ad ogni passo e nemmeno te ne accorgi, che ti osservo come se stessi scrutando una statua, nei particolari, negli angoli più nascosti per scoprire un difetto che non riesco a trovare quasi mai. Penso che ci farebbe bene un regalo che vada oltre noi stessi, un viaggio, una strada diversa da percorrere. Mettere su De Gregori e partire, fermarsi all'autogrill, fare una fila lunghissima per un caffè, accarezzarti la nuca mentre guidi, dormire sulla tua spalla ossuta e bianchissima.
Sta attento, qui nessuno ti guarda in faccia, tutti corrono corrono ma dova cazzo corrono, quindi sta attento sempre, sempre. Vorrei che niente ti facesse male, nemmeno una spinta per sbaglio, vorrei che ci fossero solo carezze e piume. Mi metto un giubbotto antiproiettile e mi schiero davanti a te, alla tua ricchezza, alla bellezza che ti porti dietro ad ogni passo e nemmeno te ne accorgi, che ti osservo come se stessi scrutando una statua, nei particolari, negli angoli più nascosti per scoprire un difetto che non riesco a trovare quasi mai. Penso che ci farebbe bene un regalo che vada oltre noi stessi, un viaggio, una strada diversa da percorrere. Mettere su De Gregori e partire, fermarsi all'autogrill, fare una fila lunghissima per un caffè, accarezzarti la nuca mentre guidi, dormire sulla tua spalla ossuta e bianchissima.
domenica 11 settembre 2011
Cinquantatrè
Non ho dormito molto perchè ero impegnata a guardare la tua schiena, a scrutare te tutto con la voglia di sfiorarti. Mi affeziono facilmente alle cose che ho intorno e che in qualche modo ritornano a me, sulla mia strada, mi affeziono ai luoghi più che alle persone, perchè con loro è diverso. Credo seriamente di poter affermare che lo stesso vale per la tua casa, per i colori del tuo letto, per i tuoi due cuscini. Stare bene dopo anni di stare male, e probabilmente non c'è niente di più forte dei lampi di luce e delle tue mani che ho dentro.
Non si può spiegare l'amore.
Non si può spiegare l'amore.
martedì 6 settembre 2011
Cinquantadue
Mi piace andare al mercatino dell'usato e salvare i libri che qualcuno ha abbandonato lì. Mi piace trovare quelli che mi interessano, passare il palmo della mano sulla copertina per buttare via la polvere, annusarli come se in qualche modo possa apparirmi davanti agli occhi il volto di chi li ha lasciati, in quel posto dall'odore strano, logoro e accogliente insieme. E mi succedono cose incredibili, delle volte, come stamattina, durante il dormiveglia delle sette, ho immaginato di cercare e trovare Jack Fruciante è uscito dal gruppo di Brizzi, che lo volevo leggere da tempo. Poi mi passa mezza giornata sulle spalle, me ne dimentico. Vado al mercatino e, in fondo ad una colonna di libri messi in orizzontale (disposizione che ho sempre detestato) ecco il libro. Che potrebbe apparire una cosa banale dal momento che succede altro di ben più sensazionale, al mondo, ecco, ma non nella mia vita. Certe magie mi cambiano la giornata, esce il sole all'improvviso, non saprei spiegarlo.
La consacrazione sei tu che entri in macchina e ascolti la mia piccola avventura e sorridi e tutto è perfetto, perfetto.
La consacrazione sei tu che entri in macchina e ascolti la mia piccola avventura e sorridi e tutto è perfetto, perfetto.
giovedì 1 settembre 2011
Cinquantuno
Devo filmare quello che mi piace, non le cose brutte. Gli stilisti espongono le loro collezioni in un museo di Firenze? E perchè devo andare a filmarlo? C'è una pazza che si mette in mostra con le sue operazioni di chirurgia plastica dentro un museo...e chi se ne importa! I ritagli che ho accumulato in più di vent'anni solo perchè mi facevano arrabbiare, via, tutto via! Vado a cercare i luoghi di quand'ero bambino: il parco, la piscina dove ho imparato a nuotare, non mi fanno un particolare effetto, no, la mia scuola elementare, niente, non mi viene da piangere nè da scrivere una brutta poesia. Trovo finalmente il coraggio e indosso la mantella invernale che non avevo mai osato portare.
L'augurio più bello.
L'augurio più bello.
martedì 30 agosto 2011
Cinquanta
Torno sempre a te
in questi giorni inquieti torno sempre a te.
Quando con la macchina, da sola, sono in giro e spontaneamente mi dirigo verso casa tua, anche se so che lì non ti troverò e non ti potrò vedere nemmeno per sbaglio. E' un modo di fare e di vivere naturale ed ovvio, nonostante abbia poco senso e porti, seppur per momenti piccoli e minimi, alla tua temporanea mancanza. Torno sempre a te anche nei giorni di quiete dove la sera è appena cominciata e tutto ha un profumo buonissimo e ci sei tu che guidi e hai gli occhi ovunque, attenti e pieni di potere. Ti regalerei ogni foglia che cade dagli alberi a settembre e l'odore della terra bagnata quando da piccola la sfioravo con la punta dei piedi dall'altalena in campagna da mia zia - i muri del trullo sono rimasti per sempre bianchi, così come le sedie di vimini e le trapunte gelide. Ti regalerei ogni ritorno a casa, che sono così belli, i ritorni, quando chiudi la porta e ti sembra di respirare meglio, quando sei avvolto da tutti quei colori che già conosci a memoria. Vorrei essere il giallo e l'azzurro, le tonalità che più mi ricordano casa tua. E il nostro amore, perchè no.
in questi giorni inquieti torno sempre a te.
Quando con la macchina, da sola, sono in giro e spontaneamente mi dirigo verso casa tua, anche se so che lì non ti troverò e non ti potrò vedere nemmeno per sbaglio. E' un modo di fare e di vivere naturale ed ovvio, nonostante abbia poco senso e porti, seppur per momenti piccoli e minimi, alla tua temporanea mancanza. Torno sempre a te anche nei giorni di quiete dove la sera è appena cominciata e tutto ha un profumo buonissimo e ci sei tu che guidi e hai gli occhi ovunque, attenti e pieni di potere. Ti regalerei ogni foglia che cade dagli alberi a settembre e l'odore della terra bagnata quando da piccola la sfioravo con la punta dei piedi dall'altalena in campagna da mia zia - i muri del trullo sono rimasti per sempre bianchi, così come le sedie di vimini e le trapunte gelide. Ti regalerei ogni ritorno a casa, che sono così belli, i ritorni, quando chiudi la porta e ti sembra di respirare meglio, quando sei avvolto da tutti quei colori che già conosci a memoria. Vorrei essere il giallo e l'azzurro, le tonalità che più mi ricordano casa tua. E il nostro amore, perchè no.
martedì 23 agosto 2011
Quarantanove
Stavo pensando che siamo forti perchè dall'inizio e forse anche da prima abbiamo saputo metterci alla prova e siamo stati bravi a difendere e a difenderci. E' questo il segreto, ciò che c'è nel motore e nelle arterie, nelle tue mani grandi che non tremano mai. C'è la pazienza e il tempo che è trascorso piano e mi ha lasciato segni ovunque e la magrezza, oltre che l'interminabile aspettare fiduciosa. Certo è proprio vero che il dolore serve a scalfirti e a lasciarti, dopo l'agonia, un rivolo, qualcosa di buono.
venerdì 12 agosto 2011
Quarantotto
La prima coppa piena di ciliegie a inizio estate, un viaggio in macchina con in sottofondo le canzoni di De Gregori, un libro di Calvino, il mare mosso dal maestrale che è il vento che preferisco, il colore delle nocciole, marrone caldo, quando immergi il pennello nella tempera, e quando lo immergi nell'acqua per pulirlo e questa diventa rossa, blu, viola, poi la neve quando la vedi per la prima volta da bambino e vorresti mangiartela tutta, mamma che canta Barry White sbagliando le parole e papà che riguarda per l'ennesima volta Pulse dei Pink Floyd rigorosamente in cassetta e il suo sonno viene conciliato dalla chitarra di Gilmour e dai suoi occhi di ghiaccio azzurro, il rumore della pioggia che è probabilmente il più bello che possa esistere, trovare il rosso al semaforo e contemporaneamente in radio un brano che ti piace, i Beatles e la domenica, inevitabili, i fiori e le piante che mia nonna cura con le sue mani rugose e premurose e tutta la frutta che abbiamo comprato insieme e tutti i prezzi del mercato che ho imparato a memoria, i vestiti di mia nonna e i maglioni di mia nonna, impreziositi da bottoni sempre molto grandi, le tue orecchie, le montagne e le baite delle mie vacanze da bambina, le pinete e i parchi nazionali, le lentiggini di mia sorella sulle sue guance bianche che mi piace accarezzare come mi piace accarezzare la tua barba, è un gesto d'amore chiaro e allo stesso tempo indefinibile e discreto che spero tu possa cogliere sempre, sempre, le poesie di Umberto Saba cariche di sentimenti e dolcezza, le poesie ideali, uno degli orecchini che mi hai regalato che adesso sarà ancora sulla spiaggia o forse è stato inghiottito dal mare, le gambe magre di Francesco, i bambini come nuvole, con gli gli occhi del cielo, tutti i libri che ho letto, tutte le copertine, le persone con i capelli ricci, quelle che tornano, quando vorrei parlare solo attraverso le citazioni di Nanni Moretti e il giorno in cui l'ho visto da vicino, aveva un ciuffo di capelli ribelle che non voleva stare al suo posto e lui con la mano lo spostava paziente e lento, lento almeno come la sua voce precisa, il tuo profumo sulle maniche delle magliette, Gaia e le librerie del futuro, l'odore delle librerie, l'odore delle alimentari, l'odore del pane, il gattino che insegue la mamma sotto casa e scappa con una lucertola in bocca, le righe delle tshirt e dei quaderni.
Una lista di cose belle.
Una lista di cose belle.
sabato 6 agosto 2011
Quarantasette
L'altra sera un temporale sembrava che dovesse portarsi tutto via. Forse è soltanto questo il bello dell'estate, il regalo del tempo che a volte esplode perchè sembra che non ce la faccia più neanche lui. Mentre piove puoi stare all'aperto, annusare l'aria che si rinfresca e che poi torna come prima, vedere le pozzanghere crearsi come in autunno. Sentire la malinconia appoggiarsi sulla pelle, e la lievità dell'acqua.
C'è la protagonosta di un libro di Grossman che si chiama Myriam e che viene descritta come esperta di strette al cuore. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa, le dice Yair, che ho sempre immaginato come un omino piccolo e fragile, nervoso e indiscreto. Forse ne so qualcosa anche io, presumo, almeno, da quello che mi succede. Dal modo in cui il cuore mi si rimpicciolisce quando ho paura e quando sono insicura e non dovrei esserlo perchè non ne ho motivo. Quando mi dai le spalle, quando guardi chissà cosa e io non ci arrivo, quando non arrivi tu. Quando il mare è calmo e bellissimo ma non ho nessuna voglia di toccarlo, quando per la musica troppo alta non senti le mie parole, poche, dette sempre a bassa voce.
Mi piace chi parla a bassa voce, chi fa quella fatica, chi non esagera, adoro le persone chiare, trasparenti, mi piace l'equilibrio che vorrei insegnarti, come in quella canzone dei Litfiba.
C'è una persona che ogni volta che la incontro mi viene voglia di tornare indietro per parlarle come un tempo, tra una lattina di pepsi e un caffè della macchinetta. Mi dà di passato, di anni buoni e dolci come frutti.
C'è la protagonosta di un libro di Grossman che si chiama Myriam e che viene descritta come esperta di strette al cuore. Di strette al cuore tu ne sai qualcosa, le dice Yair, che ho sempre immaginato come un omino piccolo e fragile, nervoso e indiscreto. Forse ne so qualcosa anche io, presumo, almeno, da quello che mi succede. Dal modo in cui il cuore mi si rimpicciolisce quando ho paura e quando sono insicura e non dovrei esserlo perchè non ne ho motivo. Quando mi dai le spalle, quando guardi chissà cosa e io non ci arrivo, quando non arrivi tu. Quando il mare è calmo e bellissimo ma non ho nessuna voglia di toccarlo, quando per la musica troppo alta non senti le mie parole, poche, dette sempre a bassa voce.
Mi piace chi parla a bassa voce, chi fa quella fatica, chi non esagera, adoro le persone chiare, trasparenti, mi piace l'equilibrio che vorrei insegnarti, come in quella canzone dei Litfiba.
C'è una persona che ogni volta che la incontro mi viene voglia di tornare indietro per parlarle come un tempo, tra una lattina di pepsi e un caffè della macchinetta. Mi dà di passato, di anni buoni e dolci come frutti.
lunedì 1 agosto 2011
Quarantasei
Buonanotte, sono cresciuto dietro al tuo dolore, ma prima di incontrarti ho passato un anno a chiedere ai libri in che secolo stavo e su che terra mettevo i piedi.
Erri De Luca è uno scrittore che ti scardina e sconvolge il cuore. Credo profondamente che non ci sarebbe mai stato libro migliore di Tu, mio per far cominciare la nostra storia sotto i migliori auspici.
Incontrare un caro amico dopo mesi, dopo essere stata nella città nella quale si è trasferito, per andarlo a trovare. Tra i prati e i monumenti e i palazzi con gli attici (ricordo uno, in particolare, illuminato, e dalla strada potevo scorgerne un'immensa libreria). Gli ho chiesto perchè avesse tagliato la barba, e la sua risposta è stata mi sa che ho fatto una cazzata, eh?. Subito rivedo quella che sarebbe stata la mia vita senza aver fatto la scelta di restare. E' un attimo. Vedo lui, mi commuovo, dentro, per quello che ho perso e per quello che ho guadagnato, per l'altra parte della medaglia, per questa città che in fondo non è che mi faccia così schifo.
Altrove non ci saresti tu a riprendermi, a farmi camminare leggera, a dirmi del tempo e dei giorni.
Erri De Luca è uno scrittore che ti scardina e sconvolge il cuore. Credo profondamente che non ci sarebbe mai stato libro migliore di Tu, mio per far cominciare la nostra storia sotto i migliori auspici.
Incontrare un caro amico dopo mesi, dopo essere stata nella città nella quale si è trasferito, per andarlo a trovare. Tra i prati e i monumenti e i palazzi con gli attici (ricordo uno, in particolare, illuminato, e dalla strada potevo scorgerne un'immensa libreria). Gli ho chiesto perchè avesse tagliato la barba, e la sua risposta è stata mi sa che ho fatto una cazzata, eh?. Subito rivedo quella che sarebbe stata la mia vita senza aver fatto la scelta di restare. E' un attimo. Vedo lui, mi commuovo, dentro, per quello che ho perso e per quello che ho guadagnato, per l'altra parte della medaglia, per questa città che in fondo non è che mi faccia così schifo.
Altrove non ci saresti tu a riprendermi, a farmi camminare leggera, a dirmi del tempo e dei giorni.
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