venerdì 25 febbraio 2011

Quindici


Volevo presentarvi il mio migliore amico.

lunedì 21 febbraio 2011

Quattordici

Io l'ultima volta che sono stata felice è successo due anni fa. Ora non essendo esperta in materia, non saprei dire con certezza con quale cadenza la felicità tocchi il corso della vita di una persona, ma occhio e croce, due anni mi sembrano troppi. Era settembre e avevo il cuore pieno di qualsiasi cosa necessaria a farmi sentire che stavo vivendo, e nonostante mi facesse un male cane, un male terribile, ad ogni piccola illusione svanita e ad ogni speranza persa andavo avanti con una forza che magari era un nulla, allora, ma che adesso mi appare inaudita, e da dove veniva fuori non so dirlo.
Tu c'eri e potevo ancora vederti. Oggi, quando sono a casa, ovvero nell'ottanta per cento delle ventiquattro ore della giornata, per il freddo non mi tolgo mai la tua felpa blu di dosso e non mi basta tenerti nei ricordi. Non è più così bello vedere che il verde ritorna.

mercoledì 16 febbraio 2011

Tredici

Le ho tenuto le mani e abbiamo finto di stare dietro a un muro invisibile, o dietro il quadro immaginario, i palmi a esplorarne la superficie, poi, a rischio di dir troppo, ho tenuto una delle sue mani sui miei occhi e l'altra sui suoi, "Sei troppo buono con me" ha detto, io ho appoggiato le sue mani sul mio capo e ho fatto sì e lei ha riso, mi piace tanto quando ride, anche se in verità non sono innamorato di lei, ha detto: "Ti amo", io le ho spiegato come mi sentivo, gliel'ho spiegato in questo modo: le ho sollevato le mani di lato, le ho puntato gli indici l'uno verso l'altro e lentamente, molto lentamente, li ho avvicinati, e più si avvicinavano e più lentamente li spingevo finchè, quando erano lì lì per toccarsi, quando erano solo a una pagina di dizionario dal toccarsi, premendo i lati opposti della parola amore, li ho fermati, li ho fermati e tenuti lì.

Come qualcosa che si ferma all'improvviso e si lascia guardare, con delusione, è quello che io provo. Che si blocca nella sua disfatta, come il non amore descritto in questo passo, il libro in questione vorrei tanto tornare a luglio per potermelo rileggere col cuore in pace, così come ho fatto, nel sole dell'estate, io che l'estate la detesto.
La stessa malinconia di Nanni Moretti in Palombella rossa, che ieri ho rivisto e magari non dovevo, insomma, c'erano cose molto più importanti, c'era che alle due di notte -per me le due non saranno mai mattina- ero ancora sveglia con gli occhi sbarrati e mi dicevo fa che arrivi qui qualcuno a darmi una botta in testa, tentativi striduli. Le merendine, i pomeriggi di maggio non torneranno più.

domenica 13 febbraio 2011

Dodici

Sai cosa sono io? Incagabile, sono. Sai cosa sono io? Incagabile.
Come Learco Ferrari, ma proprio tale e quale.

mercoledì 9 febbraio 2011

Undici


Questo è quello che ho imparato oggi.
Ho letto un libro bellissimo, che è stato un fulmine. Ho corso ma avevo le scarpe pesanti, e la fatica è stata troppa, e ho capito cosa significhi sentirsi il cuore in gola. Non per altro, ma non ti vedo da tempo, da prima delle dimenticabili feste natalizie e i silenzi che si fermavano poco prima di uscire e diventare parola e pulsavano insieme al flusso del sangue. Se c'è una cosa che ricordo, e la ricordo anche volentieri, è stato il mio ultimo giorno dello scorso anno, ad attraversare il paese deserto che finalmente aveva i negozi chiusi e le strade libere. I capelli legati con poca cura, mica andavo chissà dove. E le assenze incolmabili, le risate lontane, il sapore dei canditi, sono una persona ancorata a quello che mi è già passato addosso, sopra, ai tanti discorsi che abbiamo fatto e che ora mi sembrano pochissimi, mi mancano i batteri della tua bocca mi mancano i batteri della tua bocca, questa è da urlare come fa Sergio Rubini in quel film lì, sbattendo i piedi per terra.

lunedì 7 febbraio 2011

Dieci

Dalla finestra della mia camera stamattina ho visto come dei fantasmini bianchi che correvano e non si stancavano mai, e sentito delle voci squillanti, erano i bambini della scuola elementare nella loro ora d'aria, il bianco era quello dei grembiuli, con un fiocco sotto il colletto di colore diverso per ogni anno, io conservo ancora i miei, qualche volta li annuso. Passano i giorni lentamente come quando sta per arrivare una catastrofe e non te ne rendi conto, la tempesta è vicina e intanto ci si culla nel sole incredibilmente caldo di febbraio - tutti dicono che è il mese in cui fa più freddo, a me sembra primavera, questa qui, se non fosse per le ciliegie e le pesche che non si possono raccogliere e mangiare, e lavare, e mettere in tavola -, nelle ombre degli alberi che in questo periodo dell'anno non danno di niente. La tristezza sta passando, si sta posando sul fondo. Stanno passando le parole, una dietro l'altra, chiare, del libro meraviglioso che sto leggendo a Martina, Il barone rampante (un libro primaverile, pieno di colori), quante volte avrò girato quelle pagine, famelica, quante, non me lo ricordo.
Un mese non ci può eliminare ma non evita questa improvvisa voglia di cadere, ed il tuo viso che non mi dà particolari per capire è un gigantesco cumulo di cera. Penso che certe canzoni non dovrebbero esistere, perchè sono troppo, esageratamente, esatte - tutto è perfetto, la voce, i versi, il suono, l'idea, siamo vestiti a puntino io e te, dentro.

martedì 1 febbraio 2011

Nove


Ho una passione insana per i segnalibri. Ho questi, e altri, chiusi nei libri che sto leggendo.

Non amo l'irrazionalità, e non mi piace quell'attimo in cui si supera un limite consentito, perchè ho già scarsa pazienza per conto mio e badarci non è facile. E stare dietro a tutto. Poi dicono che sono egoista, lo dico anche io anche se ci sei tu che mi smentisci, mi bacchetti con le tue parole sempre esatte che cadono sui momenti giusti, come le foglie in autunno, che col passare dei giorni creano un cumulo che è tanto bello, e morbido, da calpestare, da passarci attraverso.
Febbraio è alle porte.

lunedì 31 gennaio 2011

Otto

Resistenza mia, con chi ti avrò tradita?
Bastava aspettare fino a mezzogiorno, in fondo. Con le guance che scottavano e il quaderno aperto su una infinità di frecce e segni rossi e di matita che sono i miei appunti, poi, dopo venti minuti, uscire e riprendere tutto. E' incredibile il senso di vuoto, di pesantezza e leggerezza insieme. E' incredibile anche quanto io la stia facendo troppo lunga e poetica questa faccenda del primo esame all'università che è andato. Bene. Benissimo. E chissenefrega? Nessuno è blu, nessuno più. Ricordo che i Baustelle mi accompagnarono nel tragitto scuola casa casa scuola il giorno dell'ultima prova alla maturità. Oggi escono le materie per gli esami di quest'anno e mi sembra che mi sia passata tanta di quella roba addosso e altra ancora sotto i ponti, per le strade, tante sono stati i discorsi i pensieri e i ripensamenti che quasi non ci credo. A fine gennaio il cerchio si chiude. Non a fine dicembre, come si usa credere, dieci, undici, dodici, che importanza ha, quando ogni cosa scorre come sempre e le ore del giorno sono sempre ventiquattro ed io resto quella che non dice mai granchè e si affanna, e mi esce il fumo dalla testa.

martedì 25 gennaio 2011

Sette

Una delle cose che più mi ha colpito nel tragitto per Pisa sono stati i nidi degli uccelli tra i rami spogli mentre pioveva per tutto il tempo, erano innumerevoli, avevo preso a contarli ma poi ci ho rinunciato e mi sono limitata a pensare ma è incredibile. Avevo un canarino, da piccola, che un giorno ho liberato e che sicuramente sarà morto, ed ogni volta che lo guardavo mi veniva in mente la sigla di Heidi quando dice saresti un uccellino in gabbia che di noia morirà, e la cosa mi faceva male, presumo. Altrimenti non avrei avuto motivo di lasciarlo andare. Mi piaceva quando cinguettava alle sei del mattino, e il modo in cui girava la testa per vedere chi gli si avvicinava.
Oggi riguardavo delle foto che nemmeno ricordavo di avere, qui sul pc, e mi sono sorpresa nel ritrovarti, chiuso in una cartella rinominata superficialmente, tanto superficialmente che non ne ricordo il titolo neanche adesso che sto ripensando all'espressione del tuo viso -decisamente sorpresa dallo scatto- e al colore della maglia che indossavi, a righe nere e azzurre. Al puntino rosso al posto delle tue pupille. (I tuoi occhi non li vedo più, a te ti sembra facile). E' stato un colpo. Tutto iniziava con te, e tutto finiva. Questa cosa mi è venuta in mente ieri nel treno mentre era fermo tra i campi che coltivano l'uva che non c'era.

venerdì 21 gennaio 2011

Sei

C'è questo posto vicino casa mia, un centro sociale per anziani, che raggiungo quando ne ho bisogno e che trovo estremamente speciale, nel vero senso della parola, ci sono gli scalini alti e piante enormi e buio quanto basta, un posto perfetto per pensare. Accendo la sigaretta, guardo il cicas imponente davanti a me ficcato nel vaso largo, mi siedo, vedo i vecchietti entrare, uscire, li sento parlare in dialetto di cose che non capisco, sorrido perchè sono simpatici, ho sempre pensato che dai settant'anni in su ci siano le persone più belle. Ho in tasca le due penne a gel che ho comprato perchè la signora della cartolibreria non mi ha dato nemmeno una bustina, due penne, una rossa e una nera perchè con una penna blu non riuscirei a scrivere, già butto giù cagate, figuriamoci con la poca sensazione di sicurezza che mi ispira una penna blu cosa potrebbe venire fuori. Dovrei tornare a casa a studiare, dovrei parlare con te di quello che non va bene, dovrei fare tante cose che non ho il coraggio nè la forza di fare -mi manca il respiro, in questi giorni- invece vado in focacceria. Per dire. Ho visto mille volte in questo spazio solo mio un azzurro che fa piangere, come dicono i Baustelle in quella canzone che mi fa commuovere. L'indaco è un titolo bellissimo anche se intorno è tutto nero, qui, lì, sulle teste dai capelli cotonati delle nonnine che ridono e tengono strette sotto il braccio la borsa. Io non ce l'ho nemmeno, una borsa, o meglio ce l'avrei e non solo una ma non le porto mai con me, sono così poco pratica, mi stufa cercare. Ho le penne nella tasca, e l'accendino, e i soldi, e il cellulare che non mi serve a niente, innumerevoli scontrini e un pocket coffee, non voglio andarmene. Mi preparo a invecchiare qui, tanto la mia testa è già a metà strada, sono una saccente settantenne travestita da una quasi ventenne, sto solo aspettanto che il mio corpo raggiuga il tempo del mio cervello e poi via, magari nel frattempo imparerò a indossare pure una borsa e addirittura tenermela stretta, chissà, che dietro con me voglio portarmi anche i libri.