Io ho vent'anni e non ci penso mai, e ho paura della morte - ma non sto qui a spiegare i perchè, sono tutti banali. Ottobre è color prugna, domani mi tolgo gli occhiali e qualcosa cambierà, quale sarà il primo gesto che farò appena aperti gli occhi, adesso?
Oggi Martina compie tredici anni e c'è questo pensiero che non mi abbandona, mentre i piedi diventano freddi mi dico che il tempo passa anche per lei e accettarlo è difficile, per me è ancora la bimba con i capelli rossi di cui m'innamorai senza possibilità di ritorno la prima volta che la vidi, nel biancore più puro e nel tanfo dei muri dell'ospedale di questa città. Un amore di quelli senza condizioni, trasparente. Mentre il nostro va tingendosi di tutti i colori, dal rosso più forte all'azzurro più debole che è il colore delle vene che ti si vedono sottopelle.
Oggi un amico mi ha detto che gli manco, e un senso strano di gratitudine mi è esploso nel cuore, tanto da volergli dire grazie, grazie per avermi fatto sapere una cosa del genere. Nelle prossime giornate esisteranno solo le pareti della mia stanza e la scorta dei libri per le mie pupille senza retina, ma se non potrò leggere addio allora, mi attende una resa lenta e il calore dovrò cercarlo in altro, nella tua voce dall'altra parte della cornetta che mi dice buongiorno anche la sera alle nove, nell'impronta delle tue mani sui miei fianchi, insomma, nella lungimiranza di tutti i tuoi atti d'amore.
martedì 25 ottobre 2011
mercoledì 28 settembre 2011
Cinquantasette
Ma chi ti ha insegnato ad andare sull'antalena?
Me l'ha insegnato nonno quando avevo quattro anni. Mi ricordo anche quando siamo andati a pescare e mi sono fatto la cacca addosso...mamma non se lo ricorda! Io mi ricordo tutto. E quando lui vede dal cielo glielo dico.
Oggi ho scoperto che l'infinito sta tutto dentro la pancia di un bambino di sei anni, nella sua testa piena di luce, nei suoi occhi azzurri d'acqua.
Mi veniva voglia di stendermi sulla ghiaia insieme a lui e piangere forte.
Me l'ha insegnato nonno quando avevo quattro anni. Mi ricordo anche quando siamo andati a pescare e mi sono fatto la cacca addosso...mamma non se lo ricorda! Io mi ricordo tutto. E quando lui vede dal cielo glielo dico.
Oggi ho scoperto che l'infinito sta tutto dentro la pancia di un bambino di sei anni, nella sua testa piena di luce, nei suoi occhi azzurri d'acqua.
Mi veniva voglia di stendermi sulla ghiaia insieme a lui e piangere forte.
martedì 27 settembre 2011
Cinquantasei
Guardi la foto di quando ero piccola e mi dici Chissà quante volte ti avrò visto e non ti ho parlato. E mi cadono verso il cuore lacrime bellissime e pulite, e penso che se ti fossi avvicinato solo una volta a quella bambina con i capelli a caschetto e la voce squillante (dove è tutto questo adesso, dov'è?) molte cose sarebbero andate in maniera diversa. La paura, la timidezza, la corazza che ho addosso sarebbero state più sottili e malleabili.
I tuoi atti d'amore così chiari ed eloquenti, le tue corse sul tempo che scorre veloce, la barba che continua a crescerti come l'erba nei giorni di pioggia. Sabato sera e il marciapiede che ha ascoltato le tue promesse, che le custodirà, mentre sentivo che il mondo mi stava abbracciando, che ogni cosa profumasse ed ero al sicuro, a casa.

Nelle cose che ci rimarranno sempre nel cuore, oggi si aggiunge Lemmy.
I tuoi atti d'amore così chiari ed eloquenti, le tue corse sul tempo che scorre veloce, la barba che continua a crescerti come l'erba nei giorni di pioggia. Sabato sera e il marciapiede che ha ascoltato le tue promesse, che le custodirà, mentre sentivo che il mondo mi stava abbracciando, che ogni cosa profumasse ed ero al sicuro, a casa.

Nelle cose che ci rimarranno sempre nel cuore, oggi si aggiunge Lemmy.
sabato 17 settembre 2011
Cinquantacinque
La mia migliore amica ha ottantadue anni. Ne ho avuta un'altra, prima, direi molto più giovane, ma non sapeva ascoltare - solo da poco mi è venuto il presentimento che facesse finta, ogni volta, di aprire le orecchie e il cuore (che presunzione) alle poche cose che le dicevo, poche perchè io sono fatta così - e niente, è passata come tutto passa. La mia migliore amica ha capelli di perla, ama le piante, i fiori e i ricordi, motivo per cui andiamo molto d'accordo, ed è bellissimo vedere i suoi occhi perdersi nel luccichio degli anni passati, piccolo bagliore che non si è ancora spento (conoscendola, non si spegnerà mai). La sua casa è la casa sul mare, dimora dalle pareti doppie e dal fresco incontrastrato, pare che il caldo non trapassi mai le mura pesanti ricoperte di diversi quadri, nella sua sala c'è persino un arazzo, proprio di fronte al tavolo di legno massiccio protagonista vivace e imbandito di feste e nascite.
Lei è bella perchè ha addosso di tutto: dolori, allegrie, lotte, emozioni incancellabili, forse anche parecchi segreti. E' forte e ha ancora tanto fiato, lo stesso che desidererei io alla sua età, e cammina piano perchè non ha bisogno di correre da nessuna parte, indossa le scarpe nere di una vita e parte, scende le scale, va a comprare il pane. E' una matriarca piena di dolcezza, è la fortezza del mio passato, e per me ha lo stesso colore acceso della frutta che compriamo insieme al mercato, viva, zuccherosa. Da vera amica, cerco con tutta me stessa farle conoscere poco il senso inevitabile della solitudine, che è un sentimento che fa male, ti si attacca alla pelle come fa il sudore, poi per uscirne hai bisogno di sconvolgimenti vari che non sempre sei in grado di affrontare. Vado da lei, allora, appendo la borsa alla spalliera della sedia, prendo il succo all'arancia, mi siedo, la guardo, osservo le mani piene di vissuto - quante cose avranno toccato, sfiorato, afferrato? - e aspetto che inizi a parlare.
Lei è bella perchè ha addosso di tutto: dolori, allegrie, lotte, emozioni incancellabili, forse anche parecchi segreti. E' forte e ha ancora tanto fiato, lo stesso che desidererei io alla sua età, e cammina piano perchè non ha bisogno di correre da nessuna parte, indossa le scarpe nere di una vita e parte, scende le scale, va a comprare il pane. E' una matriarca piena di dolcezza, è la fortezza del mio passato, e per me ha lo stesso colore acceso della frutta che compriamo insieme al mercato, viva, zuccherosa. Da vera amica, cerco con tutta me stessa farle conoscere poco il senso inevitabile della solitudine, che è un sentimento che fa male, ti si attacca alla pelle come fa il sudore, poi per uscirne hai bisogno di sconvolgimenti vari che non sempre sei in grado di affrontare. Vado da lei, allora, appendo la borsa alla spalliera della sedia, prendo il succo all'arancia, mi siedo, la guardo, osservo le mani piene di vissuto - quante cose avranno toccato, sfiorato, afferrato? - e aspetto che inizi a parlare.
martedì 13 settembre 2011
Cinquantaquattro
Mi chiami e mi dici che hai rischiato di morire due volte, oggi. Le mani ti tremano ancora e lo sento attraverso la cornetta del telefono, vibra tutto, la voce, gli occhi inquieti, io mi stendo sul letto e ascolto in silenzio, ed è come se una parte del corpo mi stesse abbandonando per correre da te. Le braccia per stringerti e i polmoni per ridarti il respiro.
Sta attento, qui nessuno ti guarda in faccia, tutti corrono corrono ma dova cazzo corrono, quindi sta attento sempre, sempre. Vorrei che niente ti facesse male, nemmeno una spinta per sbaglio, vorrei che ci fossero solo carezze e piume. Mi metto un giubbotto antiproiettile e mi schiero davanti a te, alla tua ricchezza, alla bellezza che ti porti dietro ad ogni passo e nemmeno te ne accorgi, che ti osservo come se stessi scrutando una statua, nei particolari, negli angoli più nascosti per scoprire un difetto che non riesco a trovare quasi mai. Penso che ci farebbe bene un regalo che vada oltre noi stessi, un viaggio, una strada diversa da percorrere. Mettere su De Gregori e partire, fermarsi all'autogrill, fare una fila lunghissima per un caffè, accarezzarti la nuca mentre guidi, dormire sulla tua spalla ossuta e bianchissima.
Sta attento, qui nessuno ti guarda in faccia, tutti corrono corrono ma dova cazzo corrono, quindi sta attento sempre, sempre. Vorrei che niente ti facesse male, nemmeno una spinta per sbaglio, vorrei che ci fossero solo carezze e piume. Mi metto un giubbotto antiproiettile e mi schiero davanti a te, alla tua ricchezza, alla bellezza che ti porti dietro ad ogni passo e nemmeno te ne accorgi, che ti osservo come se stessi scrutando una statua, nei particolari, negli angoli più nascosti per scoprire un difetto che non riesco a trovare quasi mai. Penso che ci farebbe bene un regalo che vada oltre noi stessi, un viaggio, una strada diversa da percorrere. Mettere su De Gregori e partire, fermarsi all'autogrill, fare una fila lunghissima per un caffè, accarezzarti la nuca mentre guidi, dormire sulla tua spalla ossuta e bianchissima.
domenica 11 settembre 2011
Cinquantatrè
Non ho dormito molto perchè ero impegnata a guardare la tua schiena, a scrutare te tutto con la voglia di sfiorarti. Mi affeziono facilmente alle cose che ho intorno e che in qualche modo ritornano a me, sulla mia strada, mi affeziono ai luoghi più che alle persone, perchè con loro è diverso. Credo seriamente di poter affermare che lo stesso vale per la tua casa, per i colori del tuo letto, per i tuoi due cuscini. Stare bene dopo anni di stare male, e probabilmente non c'è niente di più forte dei lampi di luce e delle tue mani che ho dentro.
Non si può spiegare l'amore.
Non si può spiegare l'amore.
martedì 6 settembre 2011
Cinquantadue
Mi piace andare al mercatino dell'usato e salvare i libri che qualcuno ha abbandonato lì. Mi piace trovare quelli che mi interessano, passare il palmo della mano sulla copertina per buttare via la polvere, annusarli come se in qualche modo possa apparirmi davanti agli occhi il volto di chi li ha lasciati, in quel posto dall'odore strano, logoro e accogliente insieme. E mi succedono cose incredibili, delle volte, come stamattina, durante il dormiveglia delle sette, ho immaginato di cercare e trovare Jack Fruciante è uscito dal gruppo di Brizzi, che lo volevo leggere da tempo. Poi mi passa mezza giornata sulle spalle, me ne dimentico. Vado al mercatino e, in fondo ad una colonna di libri messi in orizzontale (disposizione che ho sempre detestato) ecco il libro. Che potrebbe apparire una cosa banale dal momento che succede altro di ben più sensazionale, al mondo, ecco, ma non nella mia vita. Certe magie mi cambiano la giornata, esce il sole all'improvviso, non saprei spiegarlo.
La consacrazione sei tu che entri in macchina e ascolti la mia piccola avventura e sorridi e tutto è perfetto, perfetto.
La consacrazione sei tu che entri in macchina e ascolti la mia piccola avventura e sorridi e tutto è perfetto, perfetto.
giovedì 1 settembre 2011
Cinquantuno
Devo filmare quello che mi piace, non le cose brutte. Gli stilisti espongono le loro collezioni in un museo di Firenze? E perchè devo andare a filmarlo? C'è una pazza che si mette in mostra con le sue operazioni di chirurgia plastica dentro un museo...e chi se ne importa! I ritagli che ho accumulato in più di vent'anni solo perchè mi facevano arrabbiare, via, tutto via! Vado a cercare i luoghi di quand'ero bambino: il parco, la piscina dove ho imparato a nuotare, non mi fanno un particolare effetto, no, la mia scuola elementare, niente, non mi viene da piangere nè da scrivere una brutta poesia. Trovo finalmente il coraggio e indosso la mantella invernale che non avevo mai osato portare.
L'augurio più bello.
L'augurio più bello.
martedì 30 agosto 2011
Cinquanta
Torno sempre a te
in questi giorni inquieti torno sempre a te.
Quando con la macchina, da sola, sono in giro e spontaneamente mi dirigo verso casa tua, anche se so che lì non ti troverò e non ti potrò vedere nemmeno per sbaglio. E' un modo di fare e di vivere naturale ed ovvio, nonostante abbia poco senso e porti, seppur per momenti piccoli e minimi, alla tua temporanea mancanza. Torno sempre a te anche nei giorni di quiete dove la sera è appena cominciata e tutto ha un profumo buonissimo e ci sei tu che guidi e hai gli occhi ovunque, attenti e pieni di potere. Ti regalerei ogni foglia che cade dagli alberi a settembre e l'odore della terra bagnata quando da piccola la sfioravo con la punta dei piedi dall'altalena in campagna da mia zia - i muri del trullo sono rimasti per sempre bianchi, così come le sedie di vimini e le trapunte gelide. Ti regalerei ogni ritorno a casa, che sono così belli, i ritorni, quando chiudi la porta e ti sembra di respirare meglio, quando sei avvolto da tutti quei colori che già conosci a memoria. Vorrei essere il giallo e l'azzurro, le tonalità che più mi ricordano casa tua. E il nostro amore, perchè no.
in questi giorni inquieti torno sempre a te.
Quando con la macchina, da sola, sono in giro e spontaneamente mi dirigo verso casa tua, anche se so che lì non ti troverò e non ti potrò vedere nemmeno per sbaglio. E' un modo di fare e di vivere naturale ed ovvio, nonostante abbia poco senso e porti, seppur per momenti piccoli e minimi, alla tua temporanea mancanza. Torno sempre a te anche nei giorni di quiete dove la sera è appena cominciata e tutto ha un profumo buonissimo e ci sei tu che guidi e hai gli occhi ovunque, attenti e pieni di potere. Ti regalerei ogni foglia che cade dagli alberi a settembre e l'odore della terra bagnata quando da piccola la sfioravo con la punta dei piedi dall'altalena in campagna da mia zia - i muri del trullo sono rimasti per sempre bianchi, così come le sedie di vimini e le trapunte gelide. Ti regalerei ogni ritorno a casa, che sono così belli, i ritorni, quando chiudi la porta e ti sembra di respirare meglio, quando sei avvolto da tutti quei colori che già conosci a memoria. Vorrei essere il giallo e l'azzurro, le tonalità che più mi ricordano casa tua. E il nostro amore, perchè no.
martedì 23 agosto 2011
Quarantanove
Stavo pensando che siamo forti perchè dall'inizio e forse anche da prima abbiamo saputo metterci alla prova e siamo stati bravi a difendere e a difenderci. E' questo il segreto, ciò che c'è nel motore e nelle arterie, nelle tue mani grandi che non tremano mai. C'è la pazienza e il tempo che è trascorso piano e mi ha lasciato segni ovunque e la magrezza, oltre che l'interminabile aspettare fiduciosa. Certo è proprio vero che il dolore serve a scalfirti e a lasciarti, dopo l'agonia, un rivolo, qualcosa di buono.
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