Accordami i polsi che è da un po' che non scrivo più. Questi ultimi giorni sono trascorsi nel trambusto e nel via vai tra case, viali, stazioni, parcheggi, e la cosa bella è che oggi ritorno alla normalità arricchita di una sensazione che da due anni cercavo, cercavo scavando chissà dove e invece era palesemente davanti a me, ed era la consapevolezza di una certa mancanza e l'occasione di riempirla. Mi manca una persona, una in particolare tra tutte quelle che sono andate via, in maniera spesso molto dolorosa. Mi manca perché mi piacerebbe rivederla in un giorno qualunque, anche di sfuggita, vicino al mare cristallino. Ma sono desideri fini a se stessi, anzi, più che desideri sono bisogni, perché la persona di cui parlo era una delle poche che mi viveva senza giudicarmi, e ridendo di me, delle mie stranezze, con comprensione e tenerezza. Ha un nome che ricorda il vento.
Poco fa ho ripreso tra le mani Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che è in assoluto il libro che più mi ricorda te, te e me, il nostro incontro e la nostra storia, della musica che ci ha attraversato la pelle in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, mi ricorda la tua chitarra quando studi e impari le canzoni che amo per poi suonarmele seduto sulle lenzuola sempre disfatte. Oggi è un così bel giorno, c'è un sole indolente, ed esattamente un anno fa, per lo stesso strano caldo, indossavi solo un cardigan grigio e una maglietta bianca anche se era sera, fuori da quel cinema minuscolo. Il ventisette aprile si festeggiano le tue mani e la barba che non fai definitivamente da un anno, la tua grafia in ogni cosa che mi hai scritto, il mio profumo dietro le orecchie, i libri e i dischi che ci siamo regalati, si celebra la vita con tutti i fiori che mi hai infilato in tasca quando ero distratta.
venerdì 27 aprile 2012
giovedì 12 aprile 2012
Settantatré
Mentre tornavo a casa, fuori dal vivaio ho visto un albero sradicato montato sopra un camion, la terra ovunque, la chioma soffocata e spezzata. E' stato automatico pensare alla morte, alla morte e alla vita, e giungere ad una sola conclusione: tu sei la cosa più viva che abbia mai visto. Anche nell'immobilità e nel silenzio resta qualcosa a scorrerti pazzo nel corpo, inarrestabile e vibrante. Vita è il tuo respiro che mi raggiunge ovunque mi giri e in qualsiasi momento. Vita è stato ritrovarti nelle frasi d'amore di Kafka per Milena, la mina della matita stessa era vita, vita segnata per sempre sul bianco.
giovedì 29 marzo 2012
Settantadue
Scrivere solo a distanza di un mese, per poter dar voce a un pensiero triste che sta diventando certezza, che riguarda l'amicizia e quanto io non sia propriamente adatta per averne, alimentarla, proteggerla. Ci ho provato, più volte, e il risultato costante è sempre lo stesso, è come se una calamita perdesse giorno dopo giorno il suo potere di attirare, di unire. C'è comunque, alla fine, una fase grigia, di distacco che mi addolora, piena di fraintendimenti e di incomprensioni. Mi allontano, vengo allontanata, fuggo, cambio strada, resto da sola e piena di dubbi, di paure, ed è quasi angosciante. Perdo fiducia, piano ma costantemente.
Mi piacerebbe avere qualcuno con cui parlare, un rapporto fatto di rispetto, nel quale tra le due personalità in ballo sia già tutto chiaro e tutto spiegato. Prendere la vespa e via, senza troppi impegni. Parlare del mio ragazzo, dell'università, di libri. Con-fidarmi.
Mi piacerebbe avere qualcuno con cui parlare, un rapporto fatto di rispetto, nel quale tra le due personalità in ballo sia già tutto chiaro e tutto spiegato. Prendere la vespa e via, senza troppi impegni. Parlare del mio ragazzo, dell'università, di libri. Con-fidarmi.
giovedì 1 marzo 2012
Settantuno
Ho scritto una canzone per ogni pentimento e debbo stare attento a non cadere nel vino o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.
Lucio Dalla mi ricordava te che non ci sei più, dalle movenze e dalla voce, dall'aspetto. Ero in macchina quando ho saputo che è morto, la stessa macchina dove metto su spesso il suo cd. Su Futura ho pianto con la testa appoggiata al cruscotto, un pianto da bambina, con l'affanno. Un dolore che mi ha sorpreso per la sua intensità, che so spiegarmi a malapena.
E su Cara, poco fa, mi sono persa, facendo sbiadire i pensieri, lasciandomi scivolare i pezzi di questo marzo che è iniziato così, spezzandomi le gambe.
Lucio Dalla mi ricordava te che non ci sei più, dalle movenze e dalla voce, dall'aspetto. Ero in macchina quando ho saputo che è morto, la stessa macchina dove metto su spesso il suo cd. Su Futura ho pianto con la testa appoggiata al cruscotto, un pianto da bambina, con l'affanno. Un dolore che mi ha sorpreso per la sua intensità, che so spiegarmi a malapena.
E su Cara, poco fa, mi sono persa, facendo sbiadire i pensieri, lasciandomi scivolare i pezzi di questo marzo che è iniziato così, spezzandomi le gambe.
mercoledì 15 febbraio 2012
Settanta
Oggi a tavola papà ha ammesso solennemente che gli unici album che comprerebbe sempre, ancora e ancora, senza badare a spese, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia, sarebbero quelli dei Pink Floyd. Mentre io annuivo e, lo ammetto, un po' mi emozionavo, mia madre ha stroncato quella solennità dicendo E i Pooh, ti sei dimenticato dei Pooh?, come a ricordargli una passione ormai rinnegata. Ho pensato che i Pooh fossero stati la colonna sonora del loro amore, e l'ho detto, ma mamma negava - poi l'ho capito, l'ha fatto per metterlo alla prova. Allora papà, con uno spicchio di mandarino in mano, ha iniziato a canticchiare una loro canzone, dei Pooh dico, e su mia madre si è disegnato un sorriso che non le avevo mai visto, timido e imperfetto, quasi pudico. E' la canzone che ascoltavamo sempre in macchina quando eravamo fidanzati, ha detto papà. E lei, scuotendo la testa come a dire Che scemo..., ecco, è arrossita. La mia lady di ferro è arrossita, illuminandosi di una bellezza inedita, piena di tenerezza.
Poi, nel pre-pisolino pomeridiano, dopo aver chiuso Il museo dell'innocenza di Pamuk, ho riflettuto su quale potesse essere la canzone per quale un giorno, se dio vuole, come dice mia nonna, arrossiremo anche noi. Noi che fino a ieri sera in macchina, con l'acqua neve a picchiare sul vetro, stavamo ascoltando i Ramones - quell'album live che abbiamo comprato insieme. E mi viene da ridere a più non posso se solo penso alla perfezione che nemmeno ci preoccupiamo di sfiorare, non ce ne frega proprio niente, della perfezione, per la quale proviamo un sentimento di indolenza.
Ho una bomba nel cuore che fra poco esplode.
Poi, nel pre-pisolino pomeridiano, dopo aver chiuso Il museo dell'innocenza di Pamuk, ho riflettuto su quale potesse essere la canzone per quale un giorno, se dio vuole, come dice mia nonna, arrossiremo anche noi. Noi che fino a ieri sera in macchina, con l'acqua neve a picchiare sul vetro, stavamo ascoltando i Ramones - quell'album live che abbiamo comprato insieme. E mi viene da ridere a più non posso se solo penso alla perfezione che nemmeno ci preoccupiamo di sfiorare, non ce ne frega proprio niente, della perfezione, per la quale proviamo un sentimento di indolenza.
Ho una bomba nel cuore che fra poco esplode.
sabato 11 febbraio 2012
Sessantanove
Sessantanove come l'anno in cui ti sarebbe piaciuto esserci per andare a Woodstock, il sessantanovesimo post, ad una millimetrica distanza dal precedente, lo scrivo solo per dire che ho ripreso tra le mani Venuto al mondo della Mazzantini, e rileggendolo ho pensato che assomigli molto a Diego, tu, la stessa magrezza, la stessa pazzia, lo stesso amore grandissimo senza riparo.
Sessantotto
Mi piace il sabato mattina, alzarmi presto, portare Martina a scuola, beccare in radio Watching the wheels di Lennon mentre c'è il sole, finalmente. La settimana scorsa ha piovuto ogni giorno, e in qualsiasi momento t'affacciassi alla finestra, ti accorgevi che non smetteva mai.
Giovedì sera è stata la volta della mia seconda esperienza morettiana, a teatro, con te tutto elegante, in giacchetta, bellissimo, che con quei tuoi occhi ti guardavi intorno con stupore puro. Mi accorgo spesso di quanto tu sia molto più facile, molto più semplice di me, e di te invidio la capacità di farti andare bene ogni situazione, di provare gioia per le esperienze inedite, senza spavento, ma con slancio, curiosità. Io sono sempre più pigra e complessa, rendo tutto più difficile pensando, pensando, rovinando, anche, quello che mi succede.
Ieri mamma mi ha confessato di ricordare qualcosa delle nostre giornate a mare, a Lido bianco, quando tuo fratello, esilissimo e con le orecchie un po' a sventola, uscendo dall'acqua tremava a non finire, sbatteva i denti. Noi due eravamo forse troppo piccoli per ricordare quei tempi senza affanni, pieni di sole, con la pelle ricoperta dal sale del mare, a catturare granchi. Probabilmente non ci parlavamo, non eravamo amici, e se oggi ci penso un po' mi dispiace. Quando poi ieri te l'ho raccontato, dell'aneddoto di mia madre, mi hai detto che è tutto così imprevedibile, la vita fa quello che vuole di noi, ci fa sfiorare con indifferenza e dopo anni ci riconduce verso vie comuni, ci trova persino un posto dove poter fare l'amore.
Dopo le tue parole, ho trovato rifugio incastrando il mio viso vicino il tuo orecchio, annusando piano.
Giovedì sera è stata la volta della mia seconda esperienza morettiana, a teatro, con te tutto elegante, in giacchetta, bellissimo, che con quei tuoi occhi ti guardavi intorno con stupore puro. Mi accorgo spesso di quanto tu sia molto più facile, molto più semplice di me, e di te invidio la capacità di farti andare bene ogni situazione, di provare gioia per le esperienze inedite, senza spavento, ma con slancio, curiosità. Io sono sempre più pigra e complessa, rendo tutto più difficile pensando, pensando, rovinando, anche, quello che mi succede.
Ieri mamma mi ha confessato di ricordare qualcosa delle nostre giornate a mare, a Lido bianco, quando tuo fratello, esilissimo e con le orecchie un po' a sventola, uscendo dall'acqua tremava a non finire, sbatteva i denti. Noi due eravamo forse troppo piccoli per ricordare quei tempi senza affanni, pieni di sole, con la pelle ricoperta dal sale del mare, a catturare granchi. Probabilmente non ci parlavamo, non eravamo amici, e se oggi ci penso un po' mi dispiace. Quando poi ieri te l'ho raccontato, dell'aneddoto di mia madre, mi hai detto che è tutto così imprevedibile, la vita fa quello che vuole di noi, ci fa sfiorare con indifferenza e dopo anni ci riconduce verso vie comuni, ci trova persino un posto dove poter fare l'amore.
Dopo le tue parole, ho trovato rifugio incastrando il mio viso vicino il tuo orecchio, annusando piano.
lunedì 23 gennaio 2012
Sessantasette
In un noce, sulla sella del tronco, c'era un incavo a conca, la ferita d'un antico lavoro d'ascia, e là era uno dei rifugi di Cosimo. C'era stesa una pelle di cinghiale, e intorno posati una fiasca, qualche arnese, una ciotola.
Viola si buttò sul cinghiale. - Ci hai portato altre donne?
Lui esitò. E Viola: - Se non ce ne hai portate sei un uomo da nulla.
- Sì... Qualcuna...
Si prese uno schiaffo in faccia a piena palma. - Così m'aspettavi?
Cosimo si passava la mano sulla guancia rossa e non sapeva cosa dire; ma lei già pareva tornata ben disposta: - E com'erano? Dimmi: com'erano?
- Non come te, Viola, non come te...
- Cosa sai di come sono io, eh, cosa sai?
S'era fatta dolce, e Cosimo a questi passaggi repentini non finiva di stupirsi. Le venne vicino. Viola era d'oro e miele.
- Di'...
- Di'...
Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così.
(Amo Calvino perché è questo, è tutto qui e milioni di altre cose ancora, perché è colorato, perché quel noce pare pulsare di amore di rossore di gelosia e dolcezza, e ogni cosa diventa fortissima).
Non come te, non come te, mai. Mai niente sarà come i tuoi occhi di nocciola, e come Viola anche tu sei d'oro e miele, nei capelli, sulla nuca. Mai niente come le tue mani.
Viola si buttò sul cinghiale. - Ci hai portato altre donne?
Lui esitò. E Viola: - Se non ce ne hai portate sei un uomo da nulla.
- Sì... Qualcuna...
Si prese uno schiaffo in faccia a piena palma. - Così m'aspettavi?
Cosimo si passava la mano sulla guancia rossa e non sapeva cosa dire; ma lei già pareva tornata ben disposta: - E com'erano? Dimmi: com'erano?
- Non come te, Viola, non come te...
- Cosa sai di come sono io, eh, cosa sai?
S'era fatta dolce, e Cosimo a questi passaggi repentini non finiva di stupirsi. Le venne vicino. Viola era d'oro e miele.
- Di'...
- Di'...
Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così.
(Amo Calvino perché è questo, è tutto qui e milioni di altre cose ancora, perché è colorato, perché quel noce pare pulsare di amore di rossore di gelosia e dolcezza, e ogni cosa diventa fortissima).
Non come te, non come te, mai. Mai niente sarà come i tuoi occhi di nocciola, e come Viola anche tu sei d'oro e miele, nei capelli, sulla nuca. Mai niente come le tue mani.
venerdì 20 gennaio 2012
Sessantasei
Ieri sera, mentre guardavo Almost true in attesa che tornassi a casa dalle tue serate senza di me che chissà come sono, chissà quali sono le cose che dici e i gesti che fai, se ti avvicini troppo o troppo poco, pensavo che mi sarebbe piaciuto moltissimo, nemmeno poco tempo fa, provare a fare la scrittrice - che detto così fa ridere, è una parolona, in realtà non volevo nemmeno scriverla e sapevo che si sarebbe formato in me questo senso di disagio e inadeguatezza, ecco, eccolo, proprio adesso a invadermi. Poi ho cambiato idea perché sono state tante le cose che ho letto, davvero tante, la maggior parte letture meravigliose che da un lato hanno quell'effetto di illuminarmi di immenso e di vita, dall'altro mi viene da dire No, io non ce la farò mai. Ho dei periodi di oblio enormi in cui non butto giù niente, in cui la testa è troppo piena o troppo vuota, allora sono solo pagine bianche. Non penso cambierò idea. Voglio continuare a essere spettatrice della bellezza, diciamo così.
E quindi, mentre guardavo Almost true con Lucarelli che mi intimoriva con tutto il suo gesticolare, ho smesso di pensare e mi sono concentrata, la puntata era sui Beatles, in particolare sul mistero della morte non-morte di Paul, e io mica lo sapevo che forse è morto perché a quanto pare si è strozzato con un salatino in un pub, dopo un litigio con gli altri. Non riuscivo a prendere sonno, né a fissare il poster tridimensionale di Abbey road lì sulla porta. Sono un coniglio. No, a parte gli scherzi, ho un livello di emotività sconvolgente, il che non è un bene. E' devastante.
Vorrei che le giornate fossero quasi tutte così, col freddo e il sole insieme, con mia madre che sintonizza la radio sui canali anni sessanta, parte Rimmel, alza il volume finchè il suono non diventa sgranato e canta, canta.
E quindi, mentre guardavo Almost true con Lucarelli che mi intimoriva con tutto il suo gesticolare, ho smesso di pensare e mi sono concentrata, la puntata era sui Beatles, in particolare sul mistero della morte non-morte di Paul, e io mica lo sapevo che forse è morto perché a quanto pare si è strozzato con un salatino in un pub, dopo un litigio con gli altri. Non riuscivo a prendere sonno, né a fissare il poster tridimensionale di Abbey road lì sulla porta. Sono un coniglio. No, a parte gli scherzi, ho un livello di emotività sconvolgente, il che non è un bene. E' devastante.
Vorrei che le giornate fossero quasi tutte così, col freddo e il sole insieme, con mia madre che sintonizza la radio sui canali anni sessanta, parte Rimmel, alza il volume finchè il suono non diventa sgranato e canta, canta.
mercoledì 11 gennaio 2012
Sessantacinque
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
per il guanto restituito alla banalità dei cuori,
ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga
e chissà se si può capire
che milioni di rose non profumano mica
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.
I tuoi occhi non mi fanno più dormire.
per il guanto restituito alla banalità dei cuori,
ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga
e chissà se si può capire
che milioni di rose non profumano mica
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.
I tuoi occhi non mi fanno più dormire.
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