Chissà se in questa o in un'altra vita avremo la possibilità di ritornare da Paul per compare il pain au chocolat, per poterlo poi divorare tra le strade di Bruxelles mentre ci dirigiamo al Musee Magritte Museum, in una giornata di sole. Chissà se rivedrò la pittura eterea di quei quadri bellissimi e misteriosi. Perché non esiste un modo, che sia migliore dei ricordi, per poter rivivere la concretezza di certe cose passate, perché? Perché dobbiamo limitarci a struggerci, a chiudere gli occhi, nel buio prima di addormentarci, o mentre si studia, prendendo un distacco definitivo dai libri, dai manuali?
Sarebbe bello che tu tornassi da dove sei per poter indossare ancora i tuoi maglioni a righe, che l'altro giorno, nell'armadio della tua camera da letto, non ho più trovato. Nessun profumo di te, solo un odore sterile di inesistenza.
A parte questi piccoli dolori soffocanti, oggi sono tornate le pozzanghere, alimentate da gocce di pioggia bellissime e da un fresco liberatorio. Ho trascorso una mattinata produttiva, ho studiato storia romana, ho continuato a seguire le avventure di Arturo Gerace nella sua isola, come se stessi andando ogni volta ad un appuntamento con un amico, e lui mi prendesse per mano, e mi portasse a camminare sugli scogli di Procida, a piedi nudi, sfidando le onde - a proposito, ieri sera sul lungomare le onde parevano volerci divorare; non credo di aver provato, nelle ultime settimane, qualcosa di più eccitante e pauroso insieme. Vito, il mio Arturo cittadino, selvaggio e timoroso, rideva e tremava nervoso e impaziente, e io con lui.
venerdì 14 settembre 2012
sabato 1 settembre 2012
Ottantuno
Sono consapevole di essere nata in un giorno bellissimo, il primo giorno di settembre. Già l'aria è più fresca e questo regalo basterebbe, perché non desidererei altro che la leggerezza.
Ma oggi nulla è lieve; hanno portato su mio nonno dalla fossa, perché sono passati dieci anni. Tra tre giorni avrebbe compiuto ottantotto anni, uno in più di quanti ne avrebbe Calvino.
Dicono che nel pomeriggio il tempo si guasterà ulteriormente. Andrò lo stesso a Bari con V., perché ho solo voglia di comprare tanti libri e farmi invadere dal loro peso.
Ma oggi nulla è lieve; hanno portato su mio nonno dalla fossa, perché sono passati dieci anni. Tra tre giorni avrebbe compiuto ottantotto anni, uno in più di quanti ne avrebbe Calvino.
Dicono che nel pomeriggio il tempo si guasterà ulteriormente. Andrò lo stesso a Bari con V., perché ho solo voglia di comprare tanti libri e farmi invadere dal loro peso.
giovedì 23 agosto 2012
Ottanta
Ieri per la prima volta mi sono accorta che le giornate si stanno accorciando e ho sentito uno strano sollievo, mentre guidavo, e uno strano silenzio che è simile a quello presente adesso in camera mia, mentre dal soggiorno arriva il rumore della macchina da cucire che sta usando mamma, un rumore che mi accompagna da sempre e che mi infonde l'autentica e irripetibile sensazione di essere a casa.
Delle volte penso che mi piacerebbe tornare ad una settimana fa solo per poter essere noi due nello stesso letto, prima di addormentarci, per appoggiare la guancia al tuo braccio e accarezzarlo fino a trovare sonno. Poi rifletto sulle lontananze e sulle distanze, a come sarebbe un mondo se queste non ci fossero a infliggerci il dolore e la nostalgia, se non esistessero le conseguenze.
Aspetto settembre come il mese della liberazione, dal caldo soffocante che mi fa fare ogni cosa con l'affanno, senza calma e pazienza, dai crucci che agosto mi ha messo sulle spalle senza che io me lo meritassi, o forse sì, per non aver parlato abbastanza, per aver rinchiuso ermeticamente certi pensieri, per non aver avuto fegato. Settembre è marrone come le foglie d'autunno, fresco e dolce, è il mese più bello perché ti offre la possibilità di rinascere, di ricominciare nell'intimo, senza farlo capire a nessuno.
Delle volte penso che mi piacerebbe tornare ad una settimana fa solo per poter essere noi due nello stesso letto, prima di addormentarci, per appoggiare la guancia al tuo braccio e accarezzarlo fino a trovare sonno. Poi rifletto sulle lontananze e sulle distanze, a come sarebbe un mondo se queste non ci fossero a infliggerci il dolore e la nostalgia, se non esistessero le conseguenze.
Aspetto settembre come il mese della liberazione, dal caldo soffocante che mi fa fare ogni cosa con l'affanno, senza calma e pazienza, dai crucci che agosto mi ha messo sulle spalle senza che io me lo meritassi, o forse sì, per non aver parlato abbastanza, per aver rinchiuso ermeticamente certi pensieri, per non aver avuto fegato. Settembre è marrone come le foglie d'autunno, fresco e dolce, è il mese più bello perché ti offre la possibilità di rinascere, di ricominciare nell'intimo, senza farlo capire a nessuno.
venerdì 10 agosto 2012
Settantanove
Lo studio del mio ginecologo ha di inquietante almeno trecento bamboline di porcellana allineate nella sala d'aspetto, dietro i vetri di un lungo mobile. Sembrano guardarti e sbeffeggiarti, e di certo nel momento dell'attesa non si riesce a guardare altro.
Fare tutto da sola, vedermela da me: sta accadendo in questi giorni più che in altri. Mi sto armando di un coraggio che, come sempre, non sapevo di avere, e vado, prendo la macchina, parcheggio, salgo su ascensori stretti, sbaglio piani, mi siedo e il cuore pulsa, pulsa, prima piano e poi sempre più velocemente. Ogni cosa si avvia verso la sua parte più chiara e risolvibile, passo dopo passo. A fine giornata, sento di pesare meno.
Il colore arancio spento del tramonto è durato pochissimi minuti, qui di fronte a me. La finestra è aperta perché un piacevole maestrale ha deciso di farsi sentire, finalmente, e mi sta sfiorando le gambe come fosse un gatto in cerca di carezze. L'Eugénie Grandet di Balzac mi scruta da pochi centimentri come a chiedermi quando (ri)incomincerò a leggere, tra una corsa e l'altra, e io guardo il volume con occhi pieni di fiducia - tra l'altro, l'autore mi è stato consigliato da una persona bella che ho conosciuto una settimana fa e adesso è già via; si chiama Isabella come mia nonna e, per uno strano senso di appartenenza e corrispondenza, le ho voluto subito bene.
Tra tre giorni si parte, rivedrò di nuovo le nuvole da un'altra angolazione, immaginando di poterle toccare e maneggiare come fosse ovatta. La nuova Moleskine è pronta per essere macchiata d'inchiostro e riempita di biglietti e carte varie. Dicono che il Belgio sia pieno di fiori, e anche l'Olanda.
Fare tutto da sola, vedermela da me: sta accadendo in questi giorni più che in altri. Mi sto armando di un coraggio che, come sempre, non sapevo di avere, e vado, prendo la macchina, parcheggio, salgo su ascensori stretti, sbaglio piani, mi siedo e il cuore pulsa, pulsa, prima piano e poi sempre più velocemente. Ogni cosa si avvia verso la sua parte più chiara e risolvibile, passo dopo passo. A fine giornata, sento di pesare meno.
Il colore arancio spento del tramonto è durato pochissimi minuti, qui di fronte a me. La finestra è aperta perché un piacevole maestrale ha deciso di farsi sentire, finalmente, e mi sta sfiorando le gambe come fosse un gatto in cerca di carezze. L'Eugénie Grandet di Balzac mi scruta da pochi centimentri come a chiedermi quando (ri)incomincerò a leggere, tra una corsa e l'altra, e io guardo il volume con occhi pieni di fiducia - tra l'altro, l'autore mi è stato consigliato da una persona bella che ho conosciuto una settimana fa e adesso è già via; si chiama Isabella come mia nonna e, per uno strano senso di appartenenza e corrispondenza, le ho voluto subito bene.
Tra tre giorni si parte, rivedrò di nuovo le nuvole da un'altra angolazione, immaginando di poterle toccare e maneggiare come fosse ovatta. La nuova Moleskine è pronta per essere macchiata d'inchiostro e riempita di biglietti e carte varie. Dicono che il Belgio sia pieno di fiori, e anche l'Olanda.
domenica 5 agosto 2012
Settantotto
Oggi la persona che amo compie ventun anni, di capelli tagliati mille volte, di cose urlate, di chitarre suonate, di concerti visti, dei baci che ha dato, dei cani che ha carezzato. E io, dopo una giornata passata insieme, dopo l'incuranza di un letto lasciato disfatto e di tutto il caldo rimasto indolente, posso ancora sentire il suo odore sulle mani. Resta.
domenica 15 luglio 2012
Settantasette
Su un sentiero ripido di montagna dove resta immobile la neve, sul balcone immenso a casa di mia nonna, con i gerani curatissimi e multicolore, con il mare che si vede benissimo e puoi immaginarne la freschezza e sentirne l'odore, all'ombra di un albero, sotto una panchina in una piazza di una grande città, anche se c'è caldo, anche se è deserta, sotto il getto d'aria condizionata di qualche museo, uno qualsiasi, con un taccuino in mano a prendere appunti, a segnarmi i titoli dei quadri, in vespa senza una meta pur di fermarmi in gelateria per il solito cono doppia panna e melone, o cocco, o fragola, sempre con un libro nella borsa perché ultimamente sono insofferente alle persone, che parlano parlano parlano e io non ascolto, voglio solo leggere, voglio tornare in piazza dell'Orologio ad ascoltare gli scrittori e tutte quelle parole che hanno e che sono sempre perfette, sembrano non sbagliare mai, vorrei che il quattordici agosto arrivasse subito per poter prendere l'aereo dopo tre anni, ed essere più vicina alle nuvole, al loro cotone, al loro vuoto, e osservare gli occhi di Vito davanti a quella bellezza.
Essere ovunque tranne che qui.
Essere ovunque tranne che qui.
domenica 1 luglio 2012
Settantasei
Ieri siamo andati a vedere Molto forte, incredibilmente vicino e il cuore è restato in subbuglio per tutto il tempo, e il fiato corto si era bloccato in gola, perché il libro di quel film ha cambiato così tante cose, ha cambiato me, i miei occhi, e tutto ciò che dietro gli occhi c'è. E poi, scegliere lo spettacolo delle venti, di sabato sera, è un qualcosa di ardito. Si vede ancora, c'è luce, ci sono i bambini con le biciclette in piazza, e le mamme con le bottigliette d'acqua che si surriscaldano in mano, e i loro occhi attenti e severi.
Temo il tuo passato, è vero. E il mio, anche, nonostante sia incensurato e noioso, normalissimo, con diversi accenni di dolore, pennellate rosse e nere di solitudine, di rabbia, di troppe cose lasciate correre via - tra le tante, le famose parole non dette. Ci faccio i conti spesso, schivando le vie che mi ricordano la sofferenza o la felicità di un momento che non tornerà più e che oggi mi fa quasi paura. Tutte le mani che non proveranno di nuovo ad avvicinarsi, dita che non rivedo da troppo tempo, ma che rimangono vivide nella mia mente. Si muovono veloci come rondini.
Temo il tuo passato, è vero. E il mio, anche, nonostante sia incensurato e noioso, normalissimo, con diversi accenni di dolore, pennellate rosse e nere di solitudine, di rabbia, di troppe cose lasciate correre via - tra le tante, le famose parole non dette. Ci faccio i conti spesso, schivando le vie che mi ricordano la sofferenza o la felicità di un momento che non tornerà più e che oggi mi fa quasi paura. Tutte le mani che non proveranno di nuovo ad avvicinarsi, dita che non rivedo da troppo tempo, ma che rimangono vivide nella mia mente. Si muovono veloci come rondini.
sabato 30 giugno 2012
Settantacinque
Quanto tempo è passato.
Ultimamente sento il bisogno di scrivere sempre a qualcuno, ad un destinatario che possa leggere i miei pensieri scomposti, che possa commentarli, oppure accoglierli in silenzio. Tutto quello che mi viene da dire in questo momento riguarda ieri e quella festa alla quale mi sono sentita un pesce fuor d'acqua, che mi ha fatto piangere chiusa nel bagno di una rimessa, con il mascara ad offuscarmi gli occhi e tu che non ti sei accorto di niente perché era abbastanza buio, ma non così tanto da non poterti venire incontro e capire quanto tu possieda tutto quello che a me manca, l'allegria, la socievolezza, le parole da dire, siamo un incastro perfetto, riempi i miei vuoti con precisione e accuratezza, e questo mi consola, mi abbraccia come una coperta in un momento di freddo (a proposito, quando torni, inverno? quando torni, pioggia torrenziale?); riguarda il modo in cui mi hai aiutata ad infilare la maschera a mare affiché potessi vedere il fondale e tutto quello che vi abita, e i pesci allegri che nuotavano tra le tue gambe che sembrano alberi, alberi bellissimi; riguarda giugno che oggi va via nel segno del sangue e delle cicale che cantano, dei biglietti per Bruxelles pronti per agosto, per la radio che mamma accende in cucina mentre lava i piatti, e la sua voce che non sa le parole delle canzoni mi riempie di una tenerezza infantile e morbida come la sua pelle profumata del profumo che le abbiamo regalato il giorno del venticinquesimo con papà, quando ha appeso il suo abito color sabbia come se fosse proprio il giorno del suo matrimonio e lì ci fosse il vestito da sposa che ora è a casa di mia nonna, sopra ad un armadio; mia nonna e i suoi sorrisi che non conoscono arrendevolezza, come le sue mani, come le sue gambe, ed io ogni volta che la vedo mi rendo conto di quanto la amo, perché è la mia migliore amica, semplicemente.
Luglio, cerca di essere indulgente, solo questo.
Ultimamente sento il bisogno di scrivere sempre a qualcuno, ad un destinatario che possa leggere i miei pensieri scomposti, che possa commentarli, oppure accoglierli in silenzio. Tutto quello che mi viene da dire in questo momento riguarda ieri e quella festa alla quale mi sono sentita un pesce fuor d'acqua, che mi ha fatto piangere chiusa nel bagno di una rimessa, con il mascara ad offuscarmi gli occhi e tu che non ti sei accorto di niente perché era abbastanza buio, ma non così tanto da non poterti venire incontro e capire quanto tu possieda tutto quello che a me manca, l'allegria, la socievolezza, le parole da dire, siamo un incastro perfetto, riempi i miei vuoti con precisione e accuratezza, e questo mi consola, mi abbraccia come una coperta in un momento di freddo (a proposito, quando torni, inverno? quando torni, pioggia torrenziale?); riguarda il modo in cui mi hai aiutata ad infilare la maschera a mare affiché potessi vedere il fondale e tutto quello che vi abita, e i pesci allegri che nuotavano tra le tue gambe che sembrano alberi, alberi bellissimi; riguarda giugno che oggi va via nel segno del sangue e delle cicale che cantano, dei biglietti per Bruxelles pronti per agosto, per la radio che mamma accende in cucina mentre lava i piatti, e la sua voce che non sa le parole delle canzoni mi riempie di una tenerezza infantile e morbida come la sua pelle profumata del profumo che le abbiamo regalato il giorno del venticinquesimo con papà, quando ha appeso il suo abito color sabbia come se fosse proprio il giorno del suo matrimonio e lì ci fosse il vestito da sposa che ora è a casa di mia nonna, sopra ad un armadio; mia nonna e i suoi sorrisi che non conoscono arrendevolezza, come le sue mani, come le sue gambe, ed io ogni volta che la vedo mi rendo conto di quanto la amo, perché è la mia migliore amica, semplicemente.
Luglio, cerca di essere indulgente, solo questo.
venerdì 27 aprile 2012
Settantaquattro
Accordami i polsi che è da un po' che non scrivo più. Questi ultimi giorni sono trascorsi nel trambusto e nel via vai tra case, viali, stazioni, parcheggi, e la cosa bella è che oggi ritorno alla normalità arricchita di una sensazione che da due anni cercavo, cercavo scavando chissà dove e invece era palesemente davanti a me, ed era la consapevolezza di una certa mancanza e l'occasione di riempirla. Mi manca una persona, una in particolare tra tutte quelle che sono andate via, in maniera spesso molto dolorosa. Mi manca perché mi piacerebbe rivederla in un giorno qualunque, anche di sfuggita, vicino al mare cristallino. Ma sono desideri fini a se stessi, anzi, più che desideri sono bisogni, perché la persona di cui parlo era una delle poche che mi viveva senza giudicarmi, e ridendo di me, delle mie stranezze, con comprensione e tenerezza. Ha un nome che ricorda il vento.
Poco fa ho ripreso tra le mani Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che è in assoluto il libro che più mi ricorda te, te e me, il nostro incontro e la nostra storia, della musica che ci ha attraversato la pelle in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, mi ricorda la tua chitarra quando studi e impari le canzoni che amo per poi suonarmele seduto sulle lenzuola sempre disfatte. Oggi è un così bel giorno, c'è un sole indolente, ed esattamente un anno fa, per lo stesso strano caldo, indossavi solo un cardigan grigio e una maglietta bianca anche se era sera, fuori da quel cinema minuscolo. Il ventisette aprile si festeggiano le tue mani e la barba che non fai definitivamente da un anno, la tua grafia in ogni cosa che mi hai scritto, il mio profumo dietro le orecchie, i libri e i dischi che ci siamo regalati, si celebra la vita con tutti i fiori che mi hai infilato in tasca quando ero distratta.
Poco fa ho ripreso tra le mani Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che è in assoluto il libro che più mi ricorda te, te e me, il nostro incontro e la nostra storia, della musica che ci ha attraversato la pelle in qualsiasi posto e in qualsiasi momento, mi ricorda la tua chitarra quando studi e impari le canzoni che amo per poi suonarmele seduto sulle lenzuola sempre disfatte. Oggi è un così bel giorno, c'è un sole indolente, ed esattamente un anno fa, per lo stesso strano caldo, indossavi solo un cardigan grigio e una maglietta bianca anche se era sera, fuori da quel cinema minuscolo. Il ventisette aprile si festeggiano le tue mani e la barba che non fai definitivamente da un anno, la tua grafia in ogni cosa che mi hai scritto, il mio profumo dietro le orecchie, i libri e i dischi che ci siamo regalati, si celebra la vita con tutti i fiori che mi hai infilato in tasca quando ero distratta.
giovedì 12 aprile 2012
Settantatré
Mentre tornavo a casa, fuori dal vivaio ho visto un albero sradicato montato sopra un camion, la terra ovunque, la chioma soffocata e spezzata. E' stato automatico pensare alla morte, alla morte e alla vita, e giungere ad una sola conclusione: tu sei la cosa più viva che abbia mai visto. Anche nell'immobilità e nel silenzio resta qualcosa a scorrerti pazzo nel corpo, inarrestabile e vibrante. Vita è il tuo respiro che mi raggiunge ovunque mi giri e in qualsiasi momento. Vita è stato ritrovarti nelle frasi d'amore di Kafka per Milena, la mina della matita stessa era vita, vita segnata per sempre sul bianco.
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