(Diciotto come gli anni che non ho più, per fortuna, che mica era avere diciott'anni, quello lì).
Cala il sole su tutto alle diciassette e venticinque, adesso, dovresti vederlo il palazzo di fronte che da rosa diventa giallo arancione sgargiante, non diresti che è ancora inverno, che siamo agli sgoccioli, perchè questa è stata la giornata più fredda della stagione. Dovresti vedere anche quella distesa gelida che è il mare verde scuro, non voglio nemmeno immaginare quanto possa essere bassa la sua temperatura, ecco, dovresti concentrarti sul punto (dura un attimo) in cui i binari del treno si avvicinano al margine del lungomare barese che diventa addirittura bellissimo da vedere, peccato che il pericolo in realtà non ci sia, le lastre di acciaio irremovibili poi si allontanano per correre attraverso percorsi con terreni semi abbandonati e vigneti con la plastica sopra. La poesia, e i pensieri, forse i migliori che mi vengono in mente, durano venti, venticinque minuti guardando fuori da quel finestrino lurido di fiati e impronte di sconosciuti.
(Comunque, quello non era avere diciotto anni perchè facevo fatica a parlare, ma se ci penso oggi è peggio, sono fuori, perchè non sono dove siete voi, c'è scritto in un libro che più bello non si può).
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