martedì 20 dicembre 2011

Sessantatrè

E' incredibile come il solo gesto di aprire questa pagina bianca mi svuoti da tutte le parole che vorrei scrivere - che vorrei dire, dirti, spesso urlare. Un giorno di molto tempo fa non dissi una parola, nemmeno una. Avevo il cuore in tumulto e la lingua attaccata al palato che giurava vendetta, però ricominciare fu facile, per poi tornarmi a zittire come faccio ancora adesso. Non so se sia un bene il silenzio che spesso mi impongo, forse è soltanto uno di quei mali benefici, perchè limita i danni. In realtà, di cose da far uscire ne avrei, sono governata da una strana forma di misantropismo che mi attira soltanto a pochissimi disgraziati che sono simili a me; mi piacciono le persone che leggono e che sanno nominare con i giusti accenti i nomi degli scrittori, chi si fa i fatti propri, chi ti presta penne e matite senza fare una piega, chi sa i nomi delle opere d'arte anche nella loro lingua originale.
Per qualche stranissimo incantesimo, per qualche goccia di irrazionalità che è penetrata nei pori di questa pellaccia da antipatica e scontrosa, mi piaci anche tu, che da me sei diversissimo. Quando tremi dal freddo ma resisti con le mie dita fredde dietro la nuca, quando mi guardi da lontano tenendo il filo del nostro sentimento comune, stringendotelo al polso, fino a restarti la forma. E' Natale amore mio, e i miei desideri convergono verso te come fanno le mie mani quando cercano di toccarti, sempre molto lievemente.
Lieve è una parola bellissima, da' della pioggia sottile che sta cadendo adesso. Voglio leggerti ad alta voce La pioggia nel pineto.

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