martedì 8 marzo 2011

Diciotto

(Diciotto come gli anni che non ho più, per fortuna, che mica era avere diciott'anni, quello lì).
Cala il sole su tutto alle diciassette e venticinque, adesso, dovresti vederlo il palazzo di fronte che da rosa diventa giallo arancione sgargiante, non diresti che è ancora inverno, che siamo agli sgoccioli, perchè questa è stata la giornata più fredda della stagione. Dovresti vedere anche quella distesa gelida che è il mare verde scuro, non voglio nemmeno immaginare quanto possa essere bassa la sua temperatura, ecco, dovresti concentrarti sul punto (dura un attimo) in cui i binari del treno si avvicinano al margine del lungomare barese che diventa addirittura bellissimo da vedere, peccato che il pericolo in realtà non ci sia, le lastre di acciaio irremovibili poi si allontanano per correre attraverso percorsi con terreni semi abbandonati e vigneti con la plastica sopra. La poesia, e i pensieri, forse i migliori che mi vengono in mente, durano venti, venticinque minuti guardando fuori da quel finestrino lurido di fiati e impronte di sconosciuti.

(Comunque, quello non era avere diciotto anni perchè facevo fatica a parlare, ma se ci penso oggi è peggio, sono fuori, perchè non sono dove siete voi, c'è scritto in un libro che più bello non si può).

domenica 6 marzo 2011

Diciassette

Ripenso a quelle volte verso i tredici, quattordici anni, quando mio padre metteva allo stereo nella sala o nel lettore in macchina cassette e album dei Pink Floyd e io mi lamentavo e non sopportavo di dovermi sorbire quella musica che non mi diceva niente, era solo rumore, strano, che nemmeno rumore si può definire, e forse nemmeno suono, insomma, non volevo ascoltarli e gli dicevo, a mio padre Ma come fai a sentire cose così? Adesso, invece, a quasi vent'anni, guardiamo insieme il Live a Pompei con David Gilmour a torso nudo, le labbra di David Gilmour (ritengo fermamente che sia uno degli uomini più belli che abbia mai visto), i capelli lunghi di David Gilmour, e tutto il resto che è indescrivibile. Ci sediamo sul divano e mettiamo il dvd che subito parte, e ogni cosa diventa di un altro colore e non siamo sulla Terra. I piedi gli occhi le mani la musica le voci le orecchie il cuore sono tutti nell'aria a fluttuare.
Una volta ogni due o tre mesi, arriva il sabato e piove, ed è qualcosa di speciale. Il tempo e la mia volontà si uniscono e mi vengono incontro, finisco un libro, ne inizio un altro. Sono gli unici momenti della mia piccola esistenza in cui non vorrei mai un secondo per riprendere fiato, per pensare alla storia che ho lasciato e domandarmi come si rivelerà quella che ho appena aperto sulla mia vita e nella mia testa, perchè ci rifletto su durante il giorno, in treno, o quando alle tre di notte gli occhi non si chiudono. Per questo probabilmente amerò sempre la pioggia, seppur lieve e mossa dal vento, e i sabati che da lei sono bagnati.

martedì 1 marzo 2011

Sedici

I gabbiani s'inseguono e bevono dalle nuvole per non far piovere ma poi piove lo stesso. Passa il vento attraverso la finestra chiusa a doppia mandata e le gocce di pioggia imperlano il vetro, e poi cadono giù come se fossero di una pesantezza che in realtà non c'è perchè quanto vuoi che pesi una goccia di pioggia?
Francesco mi dice che sembro uscire dalle tenebre ogni volta, forse è vero, nel penitenziario mentale dove mi chiudo ci sono pochi spiragli di luce, ho una bassissima stima di me stessa che cerco di convertire in qualcosa di significativo di utile e perchè no, di bello. Oggi è il primo giorno di marzo e non ci sono state che nuvole perenni e vapori, sugli occhiali, sbuffi nel cuore, di soddisfazione e incredulità, e di tanto altro che non riesco a scrivere. Come quel giorno che non ricordavo ci fosse stato, quando sei caduto dalla bicicletta e non ti eri accorto del sangue che ti scendeva giù dal gomito, andavi avanti e non sentivi quel fastidioso dolore, flebile, sulla superficie della pelle perchè oltre fortunatamente non era andato, e quando hai notato il rosso ti sembrava di svenire, ti sei steso e la terra ti ha sporcato i polpacci. E subito dopo stavi meglio e hai visto il sole tra i rami.
Oggi è l'inizio di marzo, ho preso il mio primo trenta, ed è per te.

venerdì 25 febbraio 2011

Quindici


Volevo presentarvi il mio migliore amico.

lunedì 21 febbraio 2011

Quattordici

Io l'ultima volta che sono stata felice è successo due anni fa. Ora non essendo esperta in materia, non saprei dire con certezza con quale cadenza la felicità tocchi il corso della vita di una persona, ma occhio e croce, due anni mi sembrano troppi. Era settembre e avevo il cuore pieno di qualsiasi cosa necessaria a farmi sentire che stavo vivendo, e nonostante mi facesse un male cane, un male terribile, ad ogni piccola illusione svanita e ad ogni speranza persa andavo avanti con una forza che magari era un nulla, allora, ma che adesso mi appare inaudita, e da dove veniva fuori non so dirlo.
Tu c'eri e potevo ancora vederti. Oggi, quando sono a casa, ovvero nell'ottanta per cento delle ventiquattro ore della giornata, per il freddo non mi tolgo mai la tua felpa blu di dosso e non mi basta tenerti nei ricordi. Non è più così bello vedere che il verde ritorna.

mercoledì 16 febbraio 2011

Tredici

Le ho tenuto le mani e abbiamo finto di stare dietro a un muro invisibile, o dietro il quadro immaginario, i palmi a esplorarne la superficie, poi, a rischio di dir troppo, ho tenuto una delle sue mani sui miei occhi e l'altra sui suoi, "Sei troppo buono con me" ha detto, io ho appoggiato le sue mani sul mio capo e ho fatto sì e lei ha riso, mi piace tanto quando ride, anche se in verità non sono innamorato di lei, ha detto: "Ti amo", io le ho spiegato come mi sentivo, gliel'ho spiegato in questo modo: le ho sollevato le mani di lato, le ho puntato gli indici l'uno verso l'altro e lentamente, molto lentamente, li ho avvicinati, e più si avvicinavano e più lentamente li spingevo finchè, quando erano lì lì per toccarsi, quando erano solo a una pagina di dizionario dal toccarsi, premendo i lati opposti della parola amore, li ho fermati, li ho fermati e tenuti lì.

Come qualcosa che si ferma all'improvviso e si lascia guardare, con delusione, è quello che io provo. Che si blocca nella sua disfatta, come il non amore descritto in questo passo, il libro in questione vorrei tanto tornare a luglio per potermelo rileggere col cuore in pace, così come ho fatto, nel sole dell'estate, io che l'estate la detesto.
La stessa malinconia di Nanni Moretti in Palombella rossa, che ieri ho rivisto e magari non dovevo, insomma, c'erano cose molto più importanti, c'era che alle due di notte -per me le due non saranno mai mattina- ero ancora sveglia con gli occhi sbarrati e mi dicevo fa che arrivi qui qualcuno a darmi una botta in testa, tentativi striduli. Le merendine, i pomeriggi di maggio non torneranno più.

domenica 13 febbraio 2011

Dodici

Sai cosa sono io? Incagabile, sono. Sai cosa sono io? Incagabile.
Come Learco Ferrari, ma proprio tale e quale.

mercoledì 9 febbraio 2011

Undici


Questo è quello che ho imparato oggi.
Ho letto un libro bellissimo, che è stato un fulmine. Ho corso ma avevo le scarpe pesanti, e la fatica è stata troppa, e ho capito cosa significhi sentirsi il cuore in gola. Non per altro, ma non ti vedo da tempo, da prima delle dimenticabili feste natalizie e i silenzi che si fermavano poco prima di uscire e diventare parola e pulsavano insieme al flusso del sangue. Se c'è una cosa che ricordo, e la ricordo anche volentieri, è stato il mio ultimo giorno dello scorso anno, ad attraversare il paese deserto che finalmente aveva i negozi chiusi e le strade libere. I capelli legati con poca cura, mica andavo chissà dove. E le assenze incolmabili, le risate lontane, il sapore dei canditi, sono una persona ancorata a quello che mi è già passato addosso, sopra, ai tanti discorsi che abbiamo fatto e che ora mi sembrano pochissimi, mi mancano i batteri della tua bocca mi mancano i batteri della tua bocca, questa è da urlare come fa Sergio Rubini in quel film lì, sbattendo i piedi per terra.

lunedì 7 febbraio 2011

Dieci

Dalla finestra della mia camera stamattina ho visto come dei fantasmini bianchi che correvano e non si stancavano mai, e sentito delle voci squillanti, erano i bambini della scuola elementare nella loro ora d'aria, il bianco era quello dei grembiuli, con un fiocco sotto il colletto di colore diverso per ogni anno, io conservo ancora i miei, qualche volta li annuso. Passano i giorni lentamente come quando sta per arrivare una catastrofe e non te ne rendi conto, la tempesta è vicina e intanto ci si culla nel sole incredibilmente caldo di febbraio - tutti dicono che è il mese in cui fa più freddo, a me sembra primavera, questa qui, se non fosse per le ciliegie e le pesche che non si possono raccogliere e mangiare, e lavare, e mettere in tavola -, nelle ombre degli alberi che in questo periodo dell'anno non danno di niente. La tristezza sta passando, si sta posando sul fondo. Stanno passando le parole, una dietro l'altra, chiare, del libro meraviglioso che sto leggendo a Martina, Il barone rampante (un libro primaverile, pieno di colori), quante volte avrò girato quelle pagine, famelica, quante, non me lo ricordo.
Un mese non ci può eliminare ma non evita questa improvvisa voglia di cadere, ed il tuo viso che non mi dà particolari per capire è un gigantesco cumulo di cera. Penso che certe canzoni non dovrebbero esistere, perchè sono troppo, esageratamente, esatte - tutto è perfetto, la voce, i versi, il suono, l'idea, siamo vestiti a puntino io e te, dentro.

martedì 1 febbraio 2011

Nove


Ho una passione insana per i segnalibri. Ho questi, e altri, chiusi nei libri che sto leggendo.

Non amo l'irrazionalità, e non mi piace quell'attimo in cui si supera un limite consentito, perchè ho già scarsa pazienza per conto mio e badarci non è facile. E stare dietro a tutto. Poi dicono che sono egoista, lo dico anche io anche se ci sei tu che mi smentisci, mi bacchetti con le tue parole sempre esatte che cadono sui momenti giusti, come le foglie in autunno, che col passare dei giorni creano un cumulo che è tanto bello, e morbido, da calpestare, da passarci attraverso.
Febbraio è alle porte.