Oggi si respira. Il tendone è mosso da un vento fresco e rigenerante, ieri notte ho addiruttura dormito con il lenzuolo sulle gambe ed avevo quasi scordato quella sensazione di protezione quasi invernale che ti regala qualsiasi cosa ti copra, come una giacca, un paio di occhiali. Io, senza gli occhiali, mi sento come in uno stato di nudità incredibile, è come se mi mancasse l'essenziale, come se andassi in giro senza scarpe.
I miei capelli ti restano infilati nella barba - che prima di andare a lavoro hai tagliato (non tutta) -, mentre appoggi la testa sulla mia spalla e mi sento pizzicare il collo. E' inutile tentare di spiegare, arrivo a un certo punto e le parole mi abbandonano, quando si tratta di te, restano chiuse, sigillate, pure. Bianche come la tua pelle dove in alcuni punti si intravedono le vene, punti che mi piace baciare. Come quella sera in spiaggia con le lacrime a grappoli dagli occhi, ci troveremo davanti ai nostri muri dei pianti prima o poi, l'ho pensato ed è successo. Asciugarti, con la mano, con le cose che trovavo davanti e poi la pace nel cuore. La stessa di questi giorni quieti e pieni di sole, in cui mi dici che sono la tua via, dritta, giusta, con i fiori ai lati ficcati nelle pietre, e mi stai seguendo come un cane fedele, un marinaio, un esploratore.
Non c'è nessuno che mi ha amato come questa notte. Muoio, ho fame, amore mio. Dice il governo che è passato ormai l'inferno, e ti ho sposato. Qui, fra i topi neri e i fiori, il cranio ti ho baciato.
giovedì 21 luglio 2011
sabato 16 luglio 2011
Quarantaquattro
Qui fuori accade veramente di tutto. Fuori dalle latitudini della mia stanza, dico. E non riesco a scrivere niente perchè mi pare che ogni cosa poi possa essere sminuita, che la felicità si racconta male. E il dolore, peggio.
domenica 26 giugno 2011
Quarantatrè
L'ansia attanaglia ogni cosa, e fa restare il pianto nella gola, nemmeno una lacrima va fuori, come una punizione, un complotto del mio corpo contro di me. E' solo acqua, alla fine, acqua e dolore. Non riesco a scrivere niente, penso, elaboro frasi che poi non segno da nessuna parte, le lascio andare nel posto delle frasi dimenticate da me che sono a migliaia, quelle che avrei voluto dire e non ho detto, quelle che avrei voluto scrivere e non ho scritto. Mi sento di roccia e nuvola insieme, mi sento bianca, rossa, rosa, color corallo e tra un po' il mare mi travolgerà se non sono attenta, se mi tolgo la corazza. Io resisto ostinata con le radici nella sabbia, la stessa che insieme non abbiamo mai toccato. A me piacciono gli scogli, la pietra dura levigata dalle onde, il sale che resta lì e rende tutto bianco e grigio, mi piacciono le carezze che fa il mare quando è sereno, avanti e indietro, avanti e indietro, fino a quando non diventa buio e nessuno vede più niente. Quando si torna ad essere con se stessi, quando crolliamo da soli dentro le stanze. E non c'è forza che tenga, non c'è rete, non c'è un nodo stretto abbastanza a collegarci, nè una corazza abbastanza dura a difendere il petto dai colpi del cuore, resta solo questo pianto incredibile che non sa uscire. E la voglia non di vederti ma di guardarti.
venerdì 24 giugno 2011
Quarantadue
Misi la mano su di lui. Per me è sempre stato così importante toccarlo. Una cosa per cui sono vissuta. E non ho mai saputo spiegarla. Toccatine da niente. Le mie dita contro la sua spalla. I lati delle nostre cosce che si sfioravano mentre ci stringevamo in autobus. Non sapevo spiegarlo, ma ne avevo bisogno. A volte immaginavo di cucire insieme tutte le nostre piccole toccate. Quante centinaia di migliaia di dita che si sfiorano servono per fare l'amore? Perchè mai la gente fa l'amore?
Staccami pure la pelle se ti serve.
Staccami pure la pelle se ti serve.
venerdì 17 giugno 2011
Quarantuno
Le tue magliette, il tuo entusiasmo, la tua gola, il tuo modo di mettere il freno a mano, la tua voce al telefono, le tue mani, la tua debolezza, la tua attesa, tutte le lacrime, tutte le canzoni, gli altri, i treni del passato e del futuro, il punto dove incomincia la tua barba, la paglia dei tuoi capelli, quando canti, quando parli, quando non parli, le tue labbra che sono davvero ogni cosa, sono il primo punto, il fulcro, l'inizio, quando bevi, quando crolli, le tue scelte, la tua velocità, le tue braccia, le vene, le sigarette che ti rullano, i Beatles che c'entrano sempre, tu che balli allo stesso modo in ogni situazione, il pensiero di te la mattina, il giallo, i Peanuts, la tua camera, le fragole, l'azzurro delle tue lenzuola e quella volta che mi hai detto che è con me che vuoi stare.
Difendere tutto.
Difendere tutto.
martedì 14 giugno 2011
Quaranta
Il sangue, prima non mi impressionava e adesso si. Il sangue è impazzito, come ogni cosa che mi circola in corpo, averti visto sanguinare le ossa e maledire domani. Forse è per questo, per l'aria intorno che ancora un po' lei riempie.
Ci sono cose che nessuno mi porterà mai via, una di queste sei tu circondato da bambini che ti guardano curiosi, le mani appiccicose dei bambini, i capelli disordinati che hanno, i loro occhi enormi con le ciglia lunghe. E tu che sembri un gigante buono con la tua maglietta nera e la barba e lo sguardo di sempre, che qualora un giorno dovesse mai mancarmi capirò che è in arrivo la fine.
Arrivederci amore ciao, qui è pieno di nubi.
Ci sono cose che nessuno mi porterà mai via, una di queste sei tu circondato da bambini che ti guardano curiosi, le mani appiccicose dei bambini, i capelli disordinati che hanno, i loro occhi enormi con le ciglia lunghe. E tu che sembri un gigante buono con la tua maglietta nera e la barba e lo sguardo di sempre, che qualora un giorno dovesse mai mancarmi capirò che è in arrivo la fine.
Arrivederci amore ciao, qui è pieno di nubi.
giovedì 9 giugno 2011
Trentanove
Bruno mio dove sei, scusami se ti chiamo sempre che senza di te non riesco a combinare niente. I figli sono peggio di te, sempre fuori, sempre in movimento, fanno sogni più grandi di me che, lo ammetto, a volte mi lamento. Il punto è che mi manca trovarti addormentato alla tv, cercarti fuori dalla chiesa, andare insieme a fare la spesa, le sigarette sul comodino e il cruciverba poco più in là, perchè l'avevo capito che era quella la felicità. Eh, ma come è ingiusto il buon Dio, dovevo esserci io al posto tuo, te la saresti cavata certo meglio di me che non so neanche ridere senza di te. Bruno mio, ma lo sai che i nipoti stanno crescendo e ogni tanto mi chiedon di te, se dal cielo tu li stai guardando? E ogni sera cento ave maria, che il rosario lo sto consumando e mi sento una bambina anch'io quando sogno che mi dormi accanto. Perchè non è facile sapere che non tornerai mai più, che questa casa enorme ha poco senso se non ci sei tu. Su questo vecchio divano guardo una foto e non lo ammetterai, mi hai amato da sempre anche se me l'hai detto mai. Eh, proprio assurdo il buon Dio, dovevo esserci io al posto tuo, te la saresti cavata molto meglio di me che non so neanche vivere senza di te. Bruno mio dove sei, scusami se ti chiamo sempre.
Dove sei?
Dove sei?
venerdì 3 giugno 2011
Trentotto
Da quando sei andata via non esisto più, il mondo è grigio il mondo è blu, stamattina con Battiato sembrava di stare in un film di Nanni Moretti ma un po' di anni avanti e ho allungato la strada per tornare a casa per ascoltare Paloma che cantava e per il sole che ieri non c'è stato.
Sogno spesso gli insetti, insetti sul letto che mi circondano, sulla pelle, non so cosa significhi, so solo che poi il confine tra il vero e quello che non lo è diventa labile, e mi sveglio tremando. Saranno le dormite affrettate, e che non mi copre più nessuna coperta ed è una cosa che detesto, come detesto l'estate.
Clare, voglio dirti di nuovo che ti amo. Non lo so, quando chiudo un libro perchè l'ho finito, quando chiudo un libro e mi è piaciuto, io vorrei vivere per sempre. Perchè in quel momento sto provando una sensazione inspiegabile di vuoto e pienezza insieme, che è la parte sempre più difficile da interpretare e da far comprendere a chi sta fuori, quando ne voglio parlare. Ma non ne parlo e tengo tutto qui dentro nel cuore e nel sangue, dove scorrono tutte le storie della mia vita, quelle scritte dagli altri, quelle che mi piacerebbe poter vivere perchè sono fatte delle parole che ho sempre aspettato e che da me uscirebbero sgraziate, senza alcuna magia. Vivificanza, l'ha chiamata un giorno una persona, tutta questa roba bellissima.
Per la prima volta, ieri, quando ho chiuso un libro perchè l'ho finito, avrei voluto vivere per sempre, ma non solo questo, io avevo anche voglia di abbracciarti forte.
Sogno spesso gli insetti, insetti sul letto che mi circondano, sulla pelle, non so cosa significhi, so solo che poi il confine tra il vero e quello che non lo è diventa labile, e mi sveglio tremando. Saranno le dormite affrettate, e che non mi copre più nessuna coperta ed è una cosa che detesto, come detesto l'estate.
Clare, voglio dirti di nuovo che ti amo. Non lo so, quando chiudo un libro perchè l'ho finito, quando chiudo un libro e mi è piaciuto, io vorrei vivere per sempre. Perchè in quel momento sto provando una sensazione inspiegabile di vuoto e pienezza insieme, che è la parte sempre più difficile da interpretare e da far comprendere a chi sta fuori, quando ne voglio parlare. Ma non ne parlo e tengo tutto qui dentro nel cuore e nel sangue, dove scorrono tutte le storie della mia vita, quelle scritte dagli altri, quelle che mi piacerebbe poter vivere perchè sono fatte delle parole che ho sempre aspettato e che da me uscirebbero sgraziate, senza alcuna magia. Vivificanza, l'ha chiamata un giorno una persona, tutta questa roba bellissima.
Per la prima volta, ieri, quando ho chiuso un libro perchè l'ho finito, avrei voluto vivere per sempre, ma non solo questo, io avevo anche voglia di abbracciarti forte.
martedì 24 maggio 2011
Trentasette
Arriva sempre il giorno per fare il punto della situazione, una specie di resa dei conti ma di dimensioni più piccole. Uno di quei giorni terribili in cui potrebbe scoppiarti la testa di succo del passato, come un'arancia esplosa. Ieri non riuscivo a ricordare il primo verso della canzone che era mia e sua, mentre la musica iniziale ce l'avevo ben presente ma le parole, quelle non arrivavano. Mi è salito il panico su per la gola e con gli occhi sbarrati dallo stupore pensavo non può essere, non può essere. E' stato un incredibile, emblematico accadimento. Sono lontana dalla persona che negli ultimi sei anni mi ha fatto più ridere di quelle risate dalla pancia che sta per crollare e che trema, con le lacrime ferme agli angoli esterni degli occhi. Quanto può fare male una cosa così?
Ho toccato le lenzuola, mi sono inginocchiato e ho annusato il cuscino, volevo tutto quello che potevo avere di te, volevo la polvere.
Fa male, malissimo.
La tenda non si muove, non c'è vento, c'è soltanto un sole fortissimo che si contrasta con le nuvole rapide, che batte sulle macchine parcheggiate ed è impossibile respirare, poi. Oggi in biblioteca c'era il fresco e stavo bene, Lucrezia di fronte a me traduceva ed era tutto in ordine, e ogni tanto alzavo lo sguardo e lo perdevo tra i libri per bambini che ci circondavano, tutti quei colori innaturali. Ho spesso un unico pensiero che corre, ed è quello di quando arrivi. I tuoi capelli che sembrano di paglia, sapere in quale punto della nuca cominciano, sotto la mia mano che sta imparando a non tremare più. Il sangue mio circola impazzito e non ho parole per dirlo nonostante la pienezza, circola come noi due per le strade che sembriamo e siamo reduci ed è così chiaro, ci stiamo curando a vicenda, piano, questa guarigione ha l'odore del tuo profumo.
Ho toccato le lenzuola, mi sono inginocchiato e ho annusato il cuscino, volevo tutto quello che potevo avere di te, volevo la polvere.
Fa male, malissimo.
La tenda non si muove, non c'è vento, c'è soltanto un sole fortissimo che si contrasta con le nuvole rapide, che batte sulle macchine parcheggiate ed è impossibile respirare, poi. Oggi in biblioteca c'era il fresco e stavo bene, Lucrezia di fronte a me traduceva ed era tutto in ordine, e ogni tanto alzavo lo sguardo e lo perdevo tra i libri per bambini che ci circondavano, tutti quei colori innaturali. Ho spesso un unico pensiero che corre, ed è quello di quando arrivi. I tuoi capelli che sembrano di paglia, sapere in quale punto della nuca cominciano, sotto la mia mano che sta imparando a non tremare più. Il sangue mio circola impazzito e non ho parole per dirlo nonostante la pienezza, circola come noi due per le strade che sembriamo e siamo reduci ed è così chiaro, ci stiamo curando a vicenda, piano, questa guarigione ha l'odore del tuo profumo.
mercoledì 18 maggio 2011
Trentasei
In treno oggi c'era un ragazzo che aveva male al piede sinistro e al telefono con qualcuno parlava di raggi e di ospedali, e poi quando ha chiuso la chiamata ha aperto un libro e ho visto che era Lettera al padre di Kafka, lacerante. L'ho letto durante le scuole medie, troppi anni fa, talmente lontani che a volte scordo di averlo amato così tanto. Mi ci ritrovavo, semplicemente. Nell'inadeguatezza, nell'incomprensione, nelle orme fossili che poi non sono più esatte, nelle parole non dette.
Con te non voglio avercele, di parole non dette rimaste bloccate in gola e a circolare nella testa. La regola è prendere coraggio e respiro, raggiungere il mare e buttarsi, o semplicemente ammirare il tramonto che fa diventare tutto arancione, e le persone si avvicinano al muretto per poter guardare meglio fregandosene del freddo e del maestrale di questo mese potente e incerto, fatto di passi felpati e delle primissime ciliegie. Noi restiamo dentro, parliamo delle utopie di John Lennon e di quanto ci assomigli la canzone Hello, Goodbye, che discorsi, dici, incredulo. Io, anche senza occhiali, ti vedo.
V. quando ride. E' l'unica immagine di cui potrei vivere oggi diciotto maggio.
Con te non voglio avercele, di parole non dette rimaste bloccate in gola e a circolare nella testa. La regola è prendere coraggio e respiro, raggiungere il mare e buttarsi, o semplicemente ammirare il tramonto che fa diventare tutto arancione, e le persone si avvicinano al muretto per poter guardare meglio fregandosene del freddo e del maestrale di questo mese potente e incerto, fatto di passi felpati e delle primissime ciliegie. Noi restiamo dentro, parliamo delle utopie di John Lennon e di quanto ci assomigli la canzone Hello, Goodbye, che discorsi, dici, incredulo. Io, anche senza occhiali, ti vedo.
V. quando ride. E' l'unica immagine di cui potrei vivere oggi diciotto maggio.
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