Arriva sempre il giorno per fare il punto della situazione, una specie di resa dei conti ma di dimensioni più piccole. Uno di quei giorni terribili in cui potrebbe scoppiarti la testa di succo del passato, come un'arancia esplosa. Ieri non riuscivo a ricordare il primo verso della canzone che era mia e sua, mentre la musica iniziale ce l'avevo ben presente ma le parole, quelle non arrivavano. Mi è salito il panico su per la gola e con gli occhi sbarrati dallo stupore pensavo non può essere, non può essere. E' stato un incredibile, emblematico accadimento. Sono lontana dalla persona che negli ultimi sei anni mi ha fatto più ridere di quelle risate dalla pancia che sta per crollare e che trema, con le lacrime ferme agli angoli esterni degli occhi. Quanto può fare male una cosa così?
Ho toccato le lenzuola, mi sono inginocchiato e ho annusato il cuscino, volevo tutto quello che potevo avere di te, volevo la polvere.
Fa male, malissimo.
La tenda non si muove, non c'è vento, c'è soltanto un sole fortissimo che si contrasta con le nuvole rapide, che batte sulle macchine parcheggiate ed è impossibile respirare, poi. Oggi in biblioteca c'era il fresco e stavo bene, Lucrezia di fronte a me traduceva ed era tutto in ordine, e ogni tanto alzavo lo sguardo e lo perdevo tra i libri per bambini che ci circondavano, tutti quei colori innaturali. Ho spesso un unico pensiero che corre, ed è quello di quando arrivi. I tuoi capelli che sembrano di paglia, sapere in quale punto della nuca cominciano, sotto la mia mano che sta imparando a non tremare più. Il sangue mio circola impazzito e non ho parole per dirlo nonostante la pienezza, circola come noi due per le strade che sembriamo e siamo reduci ed è così chiaro, ci stiamo curando a vicenda, piano, questa guarigione ha l'odore del tuo profumo.
martedì 24 maggio 2011
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